In tutto questo tempo che è intercorso tra l’inizio della campagna elettorale e l’imminenza delle elezioni per il 4 marzo non ho mai voluto esprimere un parere pubblico perché desideravo dapprima informarmi e osservare le reazioni degli italiani alle politiche proposte. In particolare ho avuto modo di leggere tantissimi commenti e pareri su Facebook e, pur essendo cosciente di non poter generalizzare all’interezza degli abitanti del nostro paese, ho notato numerose posizioni che hanno dell’incredibile. Il clima che si è respirato in questa campagna elettorale conferma quanto ci sia bisogno di un disperato ritorno al buon senso, alla logica e solo in ultima istanza alla fede tanto decantata dagli esponenti di taluni partiti. Vorrei quindi soffermarmi sul ruolo dei cattolici in tale contesto e cercare di riflettere sugli incubi principali che hanno afflitto tantissimi: il voto utile e il male minore.

Prima di fare qualcosa, di qualunque cosa si tratti, sarebbe bene che gli uomini si facciano una prima domanda fondamentale: qual è lo scopo? E soprattutto come questo scopo può essere raggiunto? La seconda domanda che ci si deve porre è la seguente: qual è il contesto all’interno del quale agisco per ottenere un determinato scopo? Senza queste due domande l’utilità del voto non è tanto distante da quella dell’astensione. Senza la valutazione dello scopo per cui si vota e il contesto, il dato reale, fattuale, contingente in cui si vota, è impossibile esprimere una preferenza in cui viga il sopracitato buon senso. Per poter raggiungere uno scopo nella politica si deve tentare di entrare in Parlamento e per farlo bisogna avere numeri ed idee. Proviamo dunque ad immedesimarci in un cattolico che vuol votare: dura eh? Sembra che non se ne salvi uno. Certo in termini di “scopo” potremmo ragionevolmente affermare che non ci sia un politico propugnatore di un programma perfetto, ma ciò non riflette la condizione umana di imperfezione e finitezza? È qui che sopraggiunge il contesto: qual è il panorama politico italiano? Qual è la situazione del nostro paese dopo i governi perniciosi di sinistra che hanno promulgato leggi contro la famiglia e contro la vita? Chi effettivamente ha tentato di contrastarle? Do al lettore la possibilità di informarsi per bene su chi si sia opposto alle leggi sul Biotestamento (DAT), alla legge Scalfarotto e alle Unioni Civili della Cirinnà. Una cosa che ho potuto notare e che mi ha lasciato basito è la pretesa di taluni cattolici di avere un politico con una condotta di vita integra, santa, un nuovo defensor fidei. Questo ha portato la gente ad aderire ai seguenti due estremismi ideologici: in primis il considerare come defensor fidei persone che non possono oggettivamente essere considerate come tali. In secundis il fare in modo che anche una sola pecca nella condotta di vita personale di un politico possa essere motivo di scandalo portando così all’invotabilità dello stesso oppure ad un “voto di ribellione” da sprecare sul Movimento Cinque Stelle (fautore di politiche non troppo dissimili da quelle del PD) o partiti minori senza né arte né parte. In fin dei conti, utilizzando un momento la ragione, ci si può rendere conto di come queste due alternative siano ambedue illogiche, per non dire assurde. Si dimentica spesso che un politico risponde al proprio paese non della propria condotta di vita personale (questo attiene alla sfera della coscienza ed è materia di giudizio solo per Dio) ma delle leggi che promulga per il proprio paese. Se si inchioda una persona al proprio passato e al proprio peccato si incorre in errori che possono generare mostri e, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti la divisione che regna sovrana fra i cattolici in questo periodo pre-elettorale. Se un politico ha una vita privata che non incarna perfettamente l’ideale evangelico (ma quale vita lo può incarnare perfettamente se non quella di Nostro Signore Gesù Cristo? Suvvia) ma può adoperarsi perché talune leggi evidentemente contrarie al Vangelo possano essere abrogate o evitate e spendersi affinché il nostro paese possa basarsi su leggi solide, ben venga! Chi non è contro di noi è con noi. Peraltro, dato che non abbiamo il dono di leggere nei cuori, non possiamo neanche totalmente escludere la conversione di un determinato candidato.

Dopo tutto ciò forse diviene un po’ più chiara la situazione sul male minore: esso non può essere una condizione esistente in politica. Lo sarebbe se potesse configurarsi un bene maggiore (o addirittura perfetto) come termine di paragone, ma io, personalmente, non lo vedo. Non voglio suggerire per chi votare all’interno della coalizione di destra, non sta a me farlo visto che sono l’ultimo arrivato e neanche tanto esperto di dinamiche politiche. Mi sembra solo giusto mettere in guardia chiunque rincorra un sogno di perfezione e di salvezza tramite un partito politico che non otterrà nulla di quanto sperato col rischio di andare solo incontro ad amare delusioni.