Leggilo anche su: ControCorrenteTiziano e suo padre

 

 

 

Per facilitarmi, divido la scena in parti. La prima, riguarda l’approccio con Tiziano; la seconda quello con suo padre; la terza, è il loro intreccio.

Tiziano è un uomo di 43 anni (ma ne dimostra 20), con Sindrome di Down, timidissimo e schivo. Confrontandolo con altri ragazzi conosciuti nell’ambiente, ho l’impressione che ne superi molti in intelligenza e sensibilità. Mi offro di essere la sua assistente; iniziamo ad utilizzare il pc a sua disposizione per trascrivere brevi testi, allo scopo di migliorare nell’abilità linguistica e in quella manuale dell’uso della tastiera. Poi, dal nulla, scopro che Tiziano sa leggere alla perfezione. Mi dice di essere appassionato di letteratura. Io rimango stupita e mi sento particolarmente inutile. Tiziano decide di abbandonare il lavoro che stiamo svolgendo e mi permette di avvicinarmi a lui. Intuisco che ha un grande desiderio di conoscermi, che lo incuriosisco parecchio. Ma la cosa particolare è che la sua curiosità non si muove sui binari delle domande-risposte. Al contrario, si esprime nel discorso individuale che ha me come esclusivo referente. Non mi chiede ma mi rivela di sé, è in cerca di risposte sulla mia persona attraverso lo studio delle mie reazioni. Gli sguardi contano molto. Vedo che mi guarda sempre negli occhi, e capisco, a quel punto, una nota ulteriore, che avevo assolutamente tralasciato, e cioè che forse la sua non è timidezza ma riservatezza e che non ha voluto mostrarsi prima semplicemente per voler essere certo che io l’averi capito.

Con estrema fluidità, mi dice di lavorare in una biblioteca affiliata ad un istituto tecnico della provincia. Questa scoperta è per me la conferma la sua intelligenza. Il suo incarico è quello di catalogare i testi. Mi confida che svolgendo questo lavoro, si è appassionato alla lettura dei classici. Dei classici ? gli chiedo io sbigottita, cosa intendi? Tolstoj e Kafka, mi risponde lui. Devo aver fatto una strana espressione, forse gli ho mancato di riguardo e deve aver pensato che volessi affliggere le sue capacità. Mi subito dopo mi sorride, volendomi ricordare, con docilità e comprensione verso di me, povera stupida, che anche i down possono appassionarsi alla lettura. “Non te lo aspettavi vero?” Ribatte col sorriso. Andiamo avanti a parlare di lui, di dove abita, di tante cose, ma ben presto siamo ripresi verbalmente da uno dei responsabili che non gradisce ci si perda in chiacchiere. Cosi mi congedo da lui, che, noto, nonostante non abbia il coraggio di chiedermi di continuare a parlare, non ha intenzione di controbattere. Mi sposto. Raggiungo un altro gruppo di persone e qui faccio la conoscenza del padre di Tiziano.

Il padre di Tiziano è un signore di 74 anni, molto alto e distinto, con un tono di voce ovattato ma deciso. È seduto ad un tavolo su cui spiccano alcuni disegni sparsi disordinatamente. Sono i suoi. Capisco che non si tratta di immagini banali e che dietro ad ogni tratto della matita c’è la voce di un artista. Il primo che noto raffigura due persone intente a chiacchierare: siamo io e Tiziano, pochi istanti prima. Ci ha disegnati. Avendomi voluta protagonista di un dipinto improvvisato, rimango incuriosita, e gli chiedo di più; mi confida, con un impercettibile velo di orgoglio, di essere un pittore, di avere anche vinto molti premi in gioventù, a livello nazionale, di avere esposto in varie gallerie in Emilia e in Lombardia. Iniziamo un dialogo concentrato sulle tecniche stilistiche, sulle tipologie dei colori, sulla mia totale incompetenza, sui gusti personali ecc.. Mi dice di prediligere i colori ad olio perché più malleabili e cangianti degli acrilici. Io ascolto in silenzio, estraniata. Mi rivela che i suoi soggetti preferiti sono i paesaggi. Mi fa inoltre notare che l’errore più grande per un pittore è quello di osservare e riprodurre, e come sia invece necessario il passaggio intermedio, che è quello della interiorizzazione dell’oggetto che si vuole realizzare. “Prima di mettermi all’opera, devo trasportarmi mentalmente nel quadro. Solo cosi, il pennello di muove da solo, e tutto esce spontaneo dalle mani. Non è sufficiente osservare e riprodurre con dovizia di particolari e accenti; è necessario vivere l’oggetto che si osserva, portarlo al livello della nostra interiorità ed assumerne i contorni come il risultato del nostro sentire”. Queste parole sono verità. Ma non ci avevo mai pensato prima che fosse lui a renderle così evidenti. Tiziano ci raggiunge e si siede di fianco a me. All’improvviso mi circonda le spalle con un braccio, e con la mano mi invita ad appoggiare il capo sulla sua spalla. Mi fa sentire a metà tra una bambina bisognosa di affetto e una sua immaginaria fidanzata. Sono imbarazzata, ma lo assecondo. Mi dice “lo sai quanto mi manca mia madre?” Io mi sento vacillare. Mi svincolo da quella posizione e lo guardo negli occhi e vedo che gli si sono inumiditi. Non capisco, Mi volto verso suo padre, seduto dall’altro lato, accanto a me, per cercare spiegazioni. Arriva la conferma che la madre di Tiziano se ne è andata il primo gennaio 2017, “mentre tutti festeggiavano” aggiunge lui. A quel punto le lacrime mi scendono abbondanti. Piango e insieme mi sento a disagio, per delle lacrime incontrollate e forse irrispettose verso persone che in fondo non conosco e un dolore che non è il mio. Non vorrei che né lui, né suo padre fraintendessero. Ma entrambi non mi danno il tempo di ricredermi. Il padre inizia un racconto che io definirei semplicemente d’amore.