Cara Redazione di “The Debater”,

 

Se me lo permettete, vorrei presentarmi e raccontarvi la mia storia, o almeno una parte. Sono una dottoranda all’estero in scienze naturali e sono Cattolica.

Il motivo che mi ha spinto a scrivervi è di voler denunciare, e in qualche modo indagare, il mondo accademico internazionale.

Si sa che la Scienza, quella con la S maiuscola, è a maggioranza atea e/o agnostica. Quello che molti non sanno è che la libertà religiosa nell’Accademia è pressoché inesistente. I credenti in generale, ma molto di più i Cristiani, sono costantemente giudicati sulla base del fatto che se credono in qualcosa che non possono spiegare con prove empiriche, non sono all’altezza di far parte del mondo scientifico.

Nella pausa caffè tra colleghi si affrontano spesso argomenti leggeri per distrarci dal lavoro vero. Ma a volte capita anche di affrontare discorsi seri. Quando è successo con i miei colleghi non mi sono tirata indietro. Esprimendo alcune delle mie idee, dopo qualche discorso, è stato chiaro che fossi cattolica. Da allora molti dei miei colleghi evitano sistematicamente discorsi profondi, esistenziali, e fuggono (letteralmente) quando iniziano a percepirne l’odore. Quelli più sagaci fanno battute pungenti a cui rispondo con sarcasmo.

Diciamoci la verità. La libertà di culto è un’utopia. Soprattutto per i Cristiani, ancor di più per i Cattolici. Che nell’Academia sono percepiti come retrogradi, bigotti e “old-fashioned” nel migliore dei casi. Ma chi l’ha detto poi che essere vecchio stile sia così terribile?

Altra storia se si parla dell’islam o delle religioni orientali (buddismo, induismo, ecc.). La disparità di trattamento e giudizio è estrema. I musulmani vengono degnati del sacrosanto diritto ad essere rispettati per il loro credo. I cattolici vengono rispettati nonostante il loro credo (da alcuni). Come se la loro fede li rendesse esseri deficienti della capacità di giudizio e discernimento (e qui si sprecano le leggende metropolitane riguardo al lavaggio del cervello attuato dalla Chiesa Cattolica nei confronti dei suoi “adepti”).

Purtroppo, molti cattolici si avvolgono della facoltà di non rispondere e di non dichiarare mai il loro credo apertamente per paura di essere, non solo giudicati, ma soprattutto discriminati per la loro fede.

Non siamo ancora in grado di porre una censura ai pensieri e ai giudizi altrui, ma alzare la voce per ciò che conta aiuterebbe i cattolici a guadagnare un po’ del rispetto che non hanno (credo) mai avuto nel mondo scientifico e accademico moderno.

Ho fatto mio il motto: “Be fearless in the pursuit of what sets your soul on fire”. Credevo di aver trovato la mia strada, quello che mi accende, nella Scienza e nella ricerca. Ma poi ho ripensato a quello che un collega disse qualche tempo fa: “quando parliamo di religione diventi una furia”. È allora che ho capito che quello che mi accende l’anima è questo.

Perché non coniugare le mie due passioni, la Scienza e la Fede, attraverso il giornalismo? Perché tutti le ritengono così distanti e indipendenti l’una dall’altra?

Ho da poco scoperto la band vicentina “The Sun” e c’è una loro canzone intitolata “Outsider” che recita “Io sono il diverso per la statistica, e non faccio testo nella casistica. Ma conta più del resto la mia dignità”. Anche se essendo una sottospecie di ricercatrice mi definirei piuttosto “the insider ousider” visto che sono un’outsider in questa società perché prima di tutto, cattolica, e poi infiltrata nel mondo della Scienza.

Per questo vorrei raccontare la Scienza dal punto di vista di una Cattolica e soprattutto raccontare com’è l’ambiente scientifico, quello fatto dagli scienziati cioè la sua componente umana, vissuto da Cattolica.

Chiunque legga questa lettera perdoni la mia schiettezza. Ma se c’è una cosa che la Scienza mi ha insegnato, forse accentuato in me, è l’essere pragmatica. Non mi piacciono i giri di parole e apprezzo più di ogni altra cosa chi va dritto al cuore della questione.

Victoria Adler