Sherlock Holmes, il detective più famoso nella storia della letteratura, nato dalla penna di Sir Arthur Conan Doyle ed entrato nei cuori di milioni di lettori, ha conosciuto numerose trasposizioni cinematografiche e televisive.

Chiunque si imbatta nelle abilità investigative dell’inglese con pipa e cappello ne rimane affascinato al punto da volerne sapere di più, da volerlo conoscere sotto altre vesti. Questo ha portato l’emittente britannica BBC alla creazione di una delle serie televisive più apprezzate e riconosciute dell’ultimo decennio.
Nel 2010 “Sherlock” ha fatto la sua comparsa sugli schermi di oltre 200 paesi.

La serie tv è attualmente composta da quattro stagioni, ma gli sceneggiatori non escludono la produzione di una quinta, in futuro.

La serie televisiva è ispirata ai romanzi originali, seguendone le vicende, la caratterizzazione dei personaggi e i titoli degli episodi, ma la novità sta nell’ambientazione: La Londra dei nostri giorni.
Così vediamo uno Sherlock Holmes moderno, che abbandona quotidiani e carrozze in favore di smartphone e automobili, alle prese con omicidi, sparizioni e attentati terroristici nel secondo decennio del XXI secolo.

Irriverente, affascinante ed acuto osservatore, lo Sherlock ideato da S. Moffat e M. Gatiss e interpretato da B. Cumberbatch, non può non strappare un sorriso quando ci si accorge della sua totale inettitudine nell’intrecciare relazioni umane.
Nel primo episodio della prima stagione viene infatti precisato come Sherlock Holmes non abbia mai avuto amici né relazioni sentimentali, troppo interessato alle sue deduzioni per poter compromettere il raziocinio con le emozioni.
Tuttavia, già sul finale della stessa stagione, comprendiamo come l’eccentrico consulente investigativo sia più di quello che appare e come la convivenza con il dottore, reduce dall’Afghanistan, John Watson lo abbia cambiato, lo abbia reso più umano.

Nel corso delle stagioni si assiste ad una crescita progressiva del personaggio che, per quanto fatichi ad ammetterlo e forse anche a rendersene conto, si lascia a poco a poco colorare dalle emozioni.
Diventa infatti pronto ad infangare la sua reputazione, a fingersi morto per due anni e a rinunciare alle sue indagini per salvare coloro che ha imparato a considerare amici.

Nella terza serie Sherlock impara ad esternare i suoi sentimenti, ad essere migliore amico, testimone e padrino, a capire ed accettare (seppur con qualche riserbo) l’amore.Sherlock Holmes: tra razionalità e sentimentoÈ nella quarta e ultima stagione, però, che Sherlock raggiunge il suo apice. La trama s’infittisce, i personaggi si caratterizzano a tutto tondo e lo spettatore è incollato allo schermo in un vortice di emozioni in repentino cambiamento.

Gli sceneggiatori hanno realizzato la quarta stagione tenendo presente che avrebbe potuto non avere un seguito e che avrebbero pertanto dovuto proporre al pubblico un finale soddisfacente, senza lasciare nulla in sospeso. E così è stato, mantenendo alti gli standard e regalando agli spettatori un prodotto appagante.

Lo Sherlock della BBC ha imparato ad occuparsi degli altri, ha imparato che emozioni e ragione non si escludono a vicenda, ma che anzi, giustamente equilibrate, sono l’arma vincente contro i nemici, siano essi assassini, spettri del passato o sensi di colpa. E più imparava, più Sherlock insegnava, diventando “qualcosa di più… Un brav’uomo”.

Il pubblico può definirsi ampiamente appagato, nonostante nel profondo continui a sperare in un ritorno del simpatico duo di investigatori, perché, come viene detto nel finale “C’è un ultimo rifugio […] per tutti […] c’è sempre un’ultima speranza […] ci sono due uomini seduti a discutere in un appartamento […] di Baker Street, come se fossero sempre stati lì e sempre ci saranno: Sherlock Holmes e il Dottor Watson”.Sherlock Holmes: tra razionalità e sentimento