Sara Gambarelli è una giovane imprenditrice, una stilista che, come si suol dire, “si è fatta da sola” e che oggi ha un’azienda tutta sua nella quale crea capi unici. La sua è una storia di studio, lavoro, fatica e passione; soprattutto in un Paese che sembra fare di tutto meno che favorire la sopravvivenza di qualsivoglia impresa (sono quasi ventimila le aziende che hanno chiuso i battenti nel 2017).

Sara ha accettato di raccontarci la sua storia e noi siamo felicissimi di condividerla con voi. Ma lasciamo la parola alla protagonista di questa avventura…   

 

Ciao, grazie mille per aver raccolto e scelto di condividere la mia storia su questo spazio e avermi così dato la possibilità di diffondere la mia piccolissima esperienza, che – chissà – potrebbe diventare d’ispirazione per qualcun altro che sta sognando.

Il percorso che mi ha portato a diventare imprenditrice non è stato voluto, nemmeno programmato. A dire la verità, non pensavo nemmeno di esser tagliata, per fare l’imprenditrice! Ci sono arrivata perché… dovevo pagare le bollette!  

 

Sono partita 15 anni anni fa dalla Puglia. Ho lasciato la mia famiglia quando avevo 19 anni per trasferirmi in Toscana per poter studiare moda. Non sono figlia d’arte e non so dove io lo abbia preso, tutto questo bisogno di creatività e di esprimere l’armonia delle forme e dei colori. Mi sono scelta un corso di laurea breve, nel campo che mi interessava: avevo una gran fretta di entrare nel mondo del lavoro! Dopo tre anni e mezzo, mi sono laureata Tecnico di Progetto Tessile col massimo dei voti, a Firenze. Io ero entusiasta di cominciare, ma il mondo del lavoro non era lì ad aspettarmi con lo stesso entusiasmo. Era appena cominciata la crisi.

 

Dopo vari lavoretti per mantenermi, e pile di curriculum inviati con ogni mezzo di recapito, a distanza di un anno ho trovato lavoro come stilista in una piccola azienda di abbigliamento di Prato, di proprietà cinese. Ci sono rimasta per 4 anni ed è stata un’esperienza formativa importantissima. Non facile, anzi. Ho avuto momenti difficili. Però con gli occhi di oggi guardo indietro e mi dico che senza di quella probabilmente oggi non avrei potuto mettere su una mia azienda. Lì dentro ho fatto di tutto. Era una piccola azienda e ho ricoperto le mansioni più disparate: ho disegnato vestiti, sdifettato campioni di prova, fatto ordini ai fornitori, curato i rapporti con la stampa, mi sono occupata della grafica e degli shooting fotografici.

 

Oggi io mi occupo di tutto anche nella mia micro-impresa: invento, disegno, faccio i cartamodelli, cucio i capi, rispondo alle clienti, stilo preventivi, carico i prodotti nell’e-commerce, curo la comunicazione sui social e faccio pure le foto ai prodotti per il sito.

 

Ad ogni modo, mentre lavoravo lì, seguivo corsi di modellistica e mi lanciavo in progetti personali: finite le mie otto ore di lavoro, mi fiondavo a casa a dipingere magliette, ricamare guantini, creare sciarpe e borsette, che poi avrei proposto ai negozi. Avevo un enorme bisogno di creare qualcosa di mio e di esprimere il mio estro che non trovava sfogo nonostante il mio lavoro di stilista a tempo pieno.

 

Peccato che quello che facevo, non piaceva a nessuno. I negozi non volevano i miei capi nemmeno in conto vendita. Io continuavo a bussare a tutte le porte, e tutte le porte mi venivano chiuse in faccia. Così per anni. Una volta andai in una boutique a Firenze con una bustona piena di sciarpe e la titolare non volle nemmeno guardarle: mi diede l’indirizzo di un negozio che avrebbe fatto al caso mio. Tutta contenta, presi l’indirizzo e ci andai. Vi trovai un mercatino dell’usato. Fu un’umiliazione grandissima, che faticai a digerire.

 

Tutti questi tentativi mi demoralizzavano molto, ero arrivata al punto di convincermi che non valevo niente, che avevo sbagliato lavoro, che non ero portata. La crisi nel frattempo rendeva tutto più difficile. L’azienda in cui lavoravo decise di ridurre il personale e mi mandò via. Il mercato del lavoro nel frattempo era peggiorato ulteriormente e nessuna azienda voleva assumermi.

 

Decisi così di aprire una partita IVA per sfruttare le piccole collaborazioni. Funzionò, bene o male, per un paio d’anni. Facevo la consulente esterna e disegnavo collezioni di abbigliamento e grafiche per le magliette. Ma dopo due anni, nel 2014, ci fu un altro momento nerissimo. I clienti perdevano lavoro e mi riducevano le commesse. E mi ritrovai con le bollette da pagare e un sacco di tempo libero a disposizione… un vero incubo.

 

Cominciai a cucire per quello: per impiegare il tempo. Detestavo sentirmi improduttiva.
Non avevo in mente di vendere: cucivo per me. E dato che sono una “social addicted”, pubblicavo le foto di quello che cucivo sui social. E, subito, qualcuno mi chiese: “Quanto costa?”. È stato lì che mi si è accesa una lampadina. Ho pensato: “Perché no?”. Dissi una cifra (ridicola), la potenziale cliente sparì. Ma ormai non mi scoraggiavo più, la lampadina era stata accesa.

 

Dopo poco, partii per passare agosto in Puglia, dalla mia famiglia. Ma invece di andarmene in vacanza, andai a prendere lezioni da una sarta del mio paese. Tornai a settembre a Prato con il mio primo capo sartoriale cucito a regola d’arte. E mi chiesi: “E ora?”. Non volevo tornare a fare il giro dei negozi e prendere altri no. Decisi di sfruttare il web: l’interesse era partito da lì e lì avrei tentato di vendere. Direttamente, senza intermediari. Chiesi a un’amica di farmi da modella, le scattai delle foto con i miei capi addosso e caricai le foto su Facebook. Misi mano al negozio che avevo aperto su Etsy, studiai la SEO e come farlo funzionare.

 

E cominciò a funzionare. Il primo ordine mi arrivò da un contatto Facebook. Il secondo da Etsy, dal Regno Unito, da Cardiff. Quello è stato l’inizio. Da quel momento ho venduto in altri 16 Paesi in tutto il mondo, compresi posti come Singapore, Rejkyavik e Honolulu. Mi mancano l’Africa e l’Antartide, ma forse in Antartide non ci arriverò mai.

 

Nel corso degli ultimi tre anni, le cose si sono evolute. Da casa, sono passata a lavorare in un laboratorio. Ho preso in affitto un piccolo spazio e lì gestisco tutto. Ho aperto un sito mio. Continuo a mantenere il mio lavoro part-time, al mattino (per un’azienda che nel frattempo mi ha assunto come grafica) e lavoro per me, nel mio laboratorio, al pomeriggio. E alla sera. Ho fatto altri corsi, non smetto mai di studiare. L’anno scorso ho studiato sartoria in una scuola importante di Prato. Al momento sto perfezionando il mio inglese e studiando la comunicazione digitale.

 

Ho appena lanciato la mia prima collezione sposa. Continuo a fare tutto io, ma chissà, magari presto avrò bisogno di un aiuto fisso.

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