Sulle pagine dell’estrema sinistra si riflette (anche in modo interessante) sul Reddito di Cittadinanza.
Lo scenario economico sia italiano sia mondiale effettivamente angoscia: la robotizzazione può effettivamente sostituire il lavoro umano in modo rilevante; la globalizzazione sposta l’occupazione dalle aree benestanti del pianeta a quelle povere.
Trovare un lavoro dignitoso con uno stipendio dignitoso che consenta di vivere con una minima tranquillità e di mettere in piedi una famiglia (anche in tempi di crisi del significato vero di famiglia) è sempre più difficile.
Tuttavia da Sinistra è veramente difficile che venga una soluzione.
La Sinistra radicale è attratta dalla proposta grillina e bolla come cieca e anacronistica la Sinistra tradizionale definita sprezzantemente “lavorista“.
Ora, se accettiamo questa definizione per la sinistra vetero-comunista, piddina e sindacale, potremo altrettanto affibbiare a questa sinistra che gravita tra gli intellettuali e i Centri Sociali quello di “Sinistra ludica”.

Entrambe le Sinistre hanno una fissa: la redistribuzione del reddito (un po’ come forma mentis egualitaria e punitiva rispetto anche a chi guadagna legittimamente e un po’ per legittime forme di tutela della sussistenza di chi non è in grado di farcela nella situazione presente), preoccupandosi poco del fatto che la ricchezza da redistribuire, per essere redistribuita, va prima effettivamente prodotta. La prima ha un certo pudore nell’accettare la redistribuzione automaticamente come una sorta di grazioso regalo, la seconda invece tende a desiderarlo ardentemente, figlia come è del mondo post-sessantottino, della società del benessere garantito e delle lotte per i cosiddetti “diritti civili”.

Entrambe condividono poi un sovrano disinteresse per la variegata e profonda articolazione della società che non è costituita solamente da fabbriche e grande industrie private e pubbliche, da società digitali e da pubblico impiego, ma da una enorme e variegata articolazione commerciale e imprenditoriale che gioca sulla iniziativa creativa e intelligente di coloro che accettano di mettersi sul mercato, spesso con enormi rischi, ma creando ricchezza e occupazione, nonostante le problematiche che non vengono solo dalla concorrenza ma anche dallo Stato.

Qui infatti sta un altro elemento che accomuna entrambe le sinistre: l’ossessione fiscale. Il fisco infatti viene percepito ideologicamente come strumento socialmente ed economicamente riequilibrate nella società. Ma in realtà il fisco non è solo questo: il fisco sottrae guadagni legittimi dall’economia reale per drenarli spesso in un sistema che dal dopoguerra in poi si è rivelato clientelare nell’ambito della macchina pubblica, costosissimo e poco produttivo. La costruzione della macchina pubblica attraverso la fiscalità si è rivelata un tentativo di costruire una economia statalista di tipo socialista (esatto contrario del principio di sussidiarietà tra pubblico e privato, tra Stato e società) all’interno di un regime di economia di mercato, ma col risultato che se nei momenti di crescita economica tale fiscalità esorbitante ha poco danneggiato la libera iniziativa e l’intraprendenza individuale e i suoi guadagni, nel momento di crisi è stata devastante portando al collasso una buona parte di piccola imprenditoria e con essa i numerosi posti di lavoro che garantiva.
Un altro elemento che entrambe le sinistra tendono a ignorare ed è collegato all’apparato statalista che si è costruito è la voce spesa pubblica che significa deficit e che a sua volta significa debiti sempre crescenti in mano a banche private espressione della usurocrazia tecnocratica mondialista. Per semplificare con uno slogan il debito pubblico lo inizia Keynes ma lo perfeziona la setta dei Sorosiani.
Con tutto quel che implica in termini di sovranità economica e politica che riduce i mezzi per qualsiasi governo di intervento sulla economia in momenti di crisi poiché costretto a intervenire sulla società depauperandola sistematicamente delle proprie risorse per centrare gli obiettivi che i tecnocrati assegnano allo Stato nazionale per accedere ai prestiti.
Altro aspetto contraddittorio per la Sinistra è la valutazione della globalizzazione perché riportare nel luogo di origine le fabbriche, vietare l’importazione e l’uso di manodopera allogena è, in questa area ideologica, tabù.
Non avendo una vera idea di che cosa sia la società nelle sue articolazioni, nella sua varietà, avendo come termine di riferimento solamente o l’individuo o la classe sociale nei confronti o del “padrone” o dello “Stato”, non avendo una vera idea di che cosa la libertà, l’intelligenza e la creatività umana, essendo ossessionati dal criterio egualitario la Sinistra non può trovare che una risposta che scavalchi la società, sempre e comunque, senza provare neanche a concedere alla società gli strumenti per organizzarsi e redistribuire la ricchezza in modo automatico e relativamente autonomo attraverso la libera iniziativa, la defiscalizzazione (ovvio che la flat tax a sinistra non piaccia, perché si pensa che resti nelle tasche dei ricchi e non che invece non crei investimenti, occupazione e nuovo reddito); defiscalizzazione che uno Stato può obbligare a giocarsela in termini giuridici a beneficio anche di contribuisce a produrre ricchezza, cioè il lavoratore dipendente migliorandone quindi salario e se possibile tenore di vita; cosa peraltro che potrebbe essere applicata analogamente, nel settore, degli affitti.
Cioè, in nome del principio di sussidiarietà, fare in modo che la società possa fare coi suoi mezzi (certo sotto l’occhio vigile dello Stato) quel che da sé è in grado di fare senza levargli imponenti risorse e solo in un secondo momento intervenire per appianare e riequilibrare ciò che non funziona e a muoversi, talora anche a redistribuire, secondo giustizia e in difesa della dignità di ogni uomo.
La “Sinistra ludica“, anche a prescindere da talora evidenti emergenze, non può che tendere al reddito di cittadinanza o forme di sussidio statalistico simili perché le è ideologicamente funzionale. I suoi frequentatori non sono i personaggi dei romanzi usciti dalla penna di Charles Dickens ma sono soggetti che vivono già concretamente in forme di irrealtà, quali sono i Centri sociali, cioè luoghi di elaborazione ideologica sganciati dal reale e animati da principi sostanzialmente rivoluzionari.

Pertanto quanto il dispensare denaro in forma pressoché assistenzialistica (non mi riferisco solo o esclusivamente al reddito di cittadinanza grillino, perché in questi ambienti si citano altre forme di assistenzialismo statalista provenienti dagli Usa e dal Nord Europa ancora più alte) danneggi lo spirito e la volontà del singolo uomo e di una società intera non solo non interessa loro, ma difficilmente lo colgono.