Racconto un vecchio episodio che mi colpì moltissimo.

Alcuni anni fa, di ottobre, andiamo con tutti i miei amici a Norcia per la giornata d’inizio dell’anno dell’Opera Chesterton, il nostro piccolo grande mondo di facce, di storie e di vite (per capirci: una scuola, un asilo, il doposcuola, la società sportiva, i lavoratori della Hobbit, le famiglie, gli annessi e i connessi e tanto altro… il villaggio di Asterix e Obelix in trasferta). Vogliamo fare una bella giornata tutti insieme, prima dai nostri amici monaci benedettini del Monastero di San Benedetto, poi con la messa in rito antico, quindi facendo pranzo tutti assieme per finire con una bella giocata alle Piane di Castelluccio, uno dei luoghi più belli ed evocativi del pianeta.

Pensiamo: troveremo di sicuro bel tempo, alcuni di noi fino a pochi giorni prima erano andati al mare (sì, al mare in ottobre, a San Benedetto del Tronto capita questo ed altro).

La sera prima cambia improvvisamente il tempo, la mattina all’ora di partire si scatena un nubifragio con grandine e vento forte piuttosto inusuale per la nostra cittadina. Non facciamo una piega, prendiamo macchine, pullman, popolo in ogni suo ordine e grado e andiamo.

Arriviamo a Norcia, ascoltiamo padre Cassian Folsom – forse questo ci entusiasma molto. Poi partecipiamo alla Santa Messa, i monaci cantano il gregoriano e forse noi ci sentiamo già in Paradiso. Usciamo, vediamo pure qualche spiraglio di sole, mangiamo in grande allegria, grandi e piccoli tutti insieme. Comincia l’acqua e il vento non cessa mai, insomma, per farla breve, quando arriviamo alle Piane letteralmente nevica, salvo qualche momento di glorioso sole.

Non ci facciamo intimidire nemmeno per un secondo, i più timidi e freddolosi seguono dopo poco i temerari e tutti magicamente diventano temerari. Cacciamo dalle auto aquiloni, palloni da calcio, palloni da pallavolo, palloni da rugby, corda per tiro alla fune, tutto come fosse a casa. Gli aquiloni a momenti partono per Forca Canapine per conto loro, qualcuno con qualche bambino o adulto appeso. I palloni sfidano il vento, per i rugbysti non c’è problema perché tanto il pallone è una scusa, si azzuffano lieti per riscaldarsi.

Dopo una mezz’oretta decidiamo di andare a casa, tutt’affatto sconfitti, belli freschi e contenti, soverchiati solo dall’incombente neve che complicava solo un po’ le cose. 9 Ottobre 2011. C’è qualche foto in giro che lo testimonia.

Mi dico, ricordando una frase di una persona che parlava di noi: non ci ferma nessuno.

Sinceramente non c’è superbia, e neppure malcelato orgoglio o presunzione in queste parole. Solo fierissima ed ostentata ignoranza.

Sono contentissimo di questa irriducibilità, di questa incapacità (o totale assenza di attitudine) di farsi ridurre dalle circostanze.

Non è farina del nostro sacco. Uno queste cose se le ritrova per l’educazione ricevuta e per la grazia di Dio. Non lo dico io, lo dicono il Catechismo della Chiesa Cattolica e il Catechismo di San Pio X. Andate a controllare, se volete; leggete sotto la voce “Virtù cardinali”, in particolare sotto la voce “fortezza”.

Queste piccole e sane pazzie della domenica non sono altro che il riflesso di qualcosa di più grande e più bello che alberga in noi a volte malgrado noi, che vive e ci fa vivere bene, allegri e costruttivi.

Mi viene sempre da pensare: se una cosa è buona, è bella, è vera, perché non farla? Perché non realizzarla? Perché non seguirla? Mentre scrivo mi vengono in mente tante cose della vita mia e dei miei amici. Vedo scorrere uno dietro l’altro tanti piccoli momenti in cui abbiamo giocato personalmente anzi fisicamente noi stessi e non ci siamo tirati indietro. Parlo anche dei momenti difficili, perché vivere la nostra bella fede cattolica e costruire intorno a noi quel piccolo mondo di cui parlavo all’inizio non è mai una passeggiata.

Però alla fine diventa un respiro, un non poterne fare a meno, anche quando ci troviamo di fronte a circostanze apparentemente trascurabili, oppure in cui vorremmo volentieri fare a meno di gettarci nella mischia ancora una volta a combattere. Mi torna in mente quel pezzo del film Braveheart in cui il futuro re di Scozia Robert the Bruce, mentre fa per andare a rendere omaggio al comandante inglese che gli avrebbe accordato il permesso di regnare in casa sua, si gira e dice ai suoi soldati: “Vi siete battuti per Wallace, ora battetevi per me”, e i suoi consiglieri, dalle attitudini decisamente più diplomatiche, sconsolati si rassegnano ad una nuova battaglia apparentemente persa. Ecco, questo voglio dire: a volte ci troviamo a combattere nonostante non ne abbiamo apparentemente l’attitudine, ma siccome combattiamo per qualcosa di bello e grande, misteriosamente, magicamente questa cosa bella e grande ci trasforma, lo stare con chi vive così ci fa diventare coraggiosi e forti anche se non abbiamo il fisico. Come diceva Chesterton: ci troviamo a combattere per la bandiera e riportiamo eroiche vittorie molto prima di essere arruolati (Ortodossia, capitolo V, La Bandiera del mondo).

Ecco il Catechismo della Chiesa Cattolica:

1810 Le virtù umane acquisite mediante l’educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l’aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L’uomo virtuoso è felice di praticare le virtù.

Ancora il Catechismo ci spiega:

1803 La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete:

«Il fine di una vita virtuosa consiste nel divenire simili a Dio»,

dice San Gregorio di Nissa. E poco dopo il Catechismo precisa:

1804 L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

1808 La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene. Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale. La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa. «Mia forza e mio canto è il Signore» (Sal 118,14). «Voi avrete tribolazione nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo» (Gv 16,33).

Sinteticamente il Catechismo di San Pio X dice:

252 La virtù morale è l’abito di fare il bene; acquistato ripetendo atti buoni.

e sulla fortezza:

257 La fortezza è la virtù che fa affrontare senza temerità e senza timidezza qualunque difficoltà o pericolo, e anche la morte, per il servizio di Dio e per il bene del prossimo.

 

Nota bene: questo articolo va letto come continuazione dell’altro intitolato “A chi tocca cambiare il mondo?” e praticato se serve anche a testate. Come diceva Chesterton? «… Il tutto diventa uno stravagante tumulto di seconde scelte, un pandemonio di ripieghi»? Ecco, noi no, con la grazia di Dio e la democratica ignorante volontà del villaggio di Asterix ed Obelix.