Ricorrono i 40 anni dall’entrata in vigore della legge 194, promulgata nel 1978 per introdurre l’aborto legale in Italia. Per approfondirne la pericolosità, ho intervistato il dottor Renzo Puccetti. Egli è medico, Socio fondatore dell’associazione Scienza & Vita, Membro della Research Unit dell’European Medical Association e membro del Comitato Difendiamo i Nostri Figli nazionale.

1) La legge 194 compie 40 anni. Molti stanno festeggiando questo “mortifero” anniversario come un traguardo di civiltà. In realtà nonc’è niente da festeggiare, perché?

Alcuni esaltano la libertà della donna di autodeterminarsi, è l’argomento libertario dello slogan “l’utero è mio e lo gestisco io”. Molta più presa ha sempre avuto l’argomento che le donne abortiscono indipendentemente dal fatto che la legge lo consenta o meno, dunque legalizzando l’aborto si evita che le donne lo facciano in clandestinità, con rischio per la vita e la salute e facendolo alla luce del sole si può intervenire con la prevenzione. Questo secondo argomento, che il giurista Lombardi Vallauri definiva “umanitario”, ha due enormi limiti. Da un lato non prende posizione sulla natura morale dell’aborto, la protezione della vita di un essere umano innocente diventa un elemento marginale. È lo stesso atteggiamento di uno che dicesse che poiché le rapine avvengono anche se la legge le proibisce, tanto vale legalizzarle per evitare che poliziotti, ladri e negozianti perdano la vita. Ma oltre a questo oggi sappiamo che l’abortismo “umanitario” è un falso. Legalizzare l’aborto significa aumentarne il numero. Per l’Italia il demografo di Bologna Alberto Cazzola ha individuato in 20.000 il numero dei bambini che l’anno dopo l’approvazione della legge non sono nati a causa direttamente di essa. Poiché la mortalità per aborto clandestino in Occidente è stimata dall’OMS in 30 casi ogni centomila, possiamo stimare che nel primo anno di applicazione della legge, per salvare 60 donne dalle complicanze dell’aborto clandestino, sono stati sacrificati 20.000 bambini. Ma un tale bilancio non tiene conto delle morti tardive. Abbiamo dati a 1 anno (Gissler, 2004), 10 anni (Reardon, 2012) e 25 anni (Coleman, 2013) che dimostrano che le donne che hanno abortito hanno una mortalità più elevata in misura proporzionale al numero di aborti effettuati. Ed oggi sappiamo anche che abortire non tutela neppure la salute mentale delle donne. Alla fine, l’aborto è solo morte e desolazione.

 

2) A livello nazionale e internazionale a chi fa comodo che nel nostro Paese (come in altri) via sia una legge pro aborto?

Le lobbies neomalthusiane ossessionate dalla sovrappopolazione hanno sempre fatto della legalizzazione dell’aborto un cardine della loro strategia. Il mondo femminista vede nell’aborto legale un modo di ribadire la sovranità delle donne sul proprio corpo e di orientare il loro futuro. Ad essi si aggiunge in molti Paesi l’industria dell’aborto, un lavoro che si fa in meno di 15 minuti, che frutta 2.000 euro all’ora e da cui si possono ricavare soldi aggiuntivi vendendo parti del corpo dei feti abortiti ai laboratori di ricerca.

 

3) Quanti morti ha causato tale legge voluta da “italiani poco esemplari” come Bonino e sodali?

A tutto il 2016 sono 5.807.465 i bambini abortiti legalmente, ma i cittadini italiani che mancano all’appello sono molto di più, se si considera che circa due milioni di aborti sarebbero oggi donne in età fertile che a loro volta avrebbero generato altri bambini. È impudico che proprio colei che ha fatto della denatalità abortiva e contraccettiva la base per la propria carriera politica, senza proferire la benché minima autocritica, ci venga a raccontare che servono gli immigrati per l’economia italiana.

 

4) Coloro che in Italia difendono la vita da ogni cultura della morte, potranno un giorno vedere la possibilità di abrogare la legge 194? Cosa occorre fare ora per riuscirvi?

Parafrasando Falcone dico che l’aborto legale è un fatto umano e come tale ha avuto un inizio ed avrà una fine. Arriverà una generazione i cui membri guardandosi tra loro diranno di noi: “Ma come hanno fatto?”. Non so come ciò avverrà, non so dire se si verificherà per progressiva maturazione delle coscienze, o per qualche evento traumatico sociale che costringerà a prendere atto della realtà. So solo che quel giorno arriverà. A noi oggi è affidato il compito di conservare la realtà della natura umana del bambino concepito e di mostrare la barbarie dell’aborto. E mentre facciamo questo dobbiamo al contempo mettere più granelli di sabbia possibili nell’ingranaggio della macchina abortiva. Ogni intoppo che riusciamo a mettere salva vite umane.

 

5) Pensa che l’esito del referendum irlandese pro aborto del 25 maggio possa influenzare nel male o nel bene – a seconda se sarà custodito oppure no l’8 emendamento contenuto nell’art. 40 della Costituzione – l’Italia? 

Un’eventuale vittoria del fronte abortista, assai probabile dato l’avanzata secolarizzazione di quel Paese attestata nel referendum sul matrimonio gay e il discredito della Chiesa d’Irlanda dopo i casi di abusi sessuali, è facile che metterà un po’ di aria nei polmoni negli ambienti ideologici abortisti italiani, che mi paiono sempre più canuti e sparuti. Riceveranno sostegno dai soliti media engagé, sempre più in carenza di lettori e dunque destinati ad una progressiva irrilevanza. Nel suo insieme il movimento pro-life è oggi in Italia molto più forte di soli pochi anni fa, le censure delle sue iniziative dimostrano che in certi ambienti hanno i nervi a fior di pelle.