«La libertà di parlare significa nella nostra civiltà moderna che dobbiamo parlare soltanto di cose non importanti. Non abbiamo il diritto di parlare della religione, perché questo non è liberale; non abbiamo il diritto di parlare del pane né del formaggio perché questo è un voler parlare di bottega; non ci è permesso parlare della morte perché cosa che ci rende tristi; e tanto meno non ci è permesso di parlare della nascita, perché non sarebbe argomento delicato», asserisce Chesterton, 100 anni fa, nel suo Il Napoleone di Notting Hill, per contrastare, in modo lungimirante, se non addirittura profetico, quel processo che stava avviandosi nei domini di sua maestà.
L’ateismo pratico, travestito da umanitarismo (lo stesso del cattivo de Il padrone del mondo, di Robert Hugh Benson), sostituiva il bigottismo protestante (che aveva fatto condannare al carcere duro Oscar Wilde) per irrorare il mondo di indottrinamenti ideologici, attraverso i quali diffondere, da allora ad oggi: nichilismo, relativismo e postumanismo.

Lo stato totalitario non è legato soltanto al nazismo e al comunismo; può diventarlo anche una liberal-democrazia, a riguardo si vedano i lavori di Christopher Dawson.

Di conseguenza, si sono gettate le basi per provocare il “sonno della ragione e la nascita di mostri”, come il politicamente corretto, e cioè quel meccanismo ideologico, innescato dalla propaganda totalitaria, allo scopo di far tacere su “religione, pane formaggio, morte, vita”. Per riuscire a contrastare tutto questo e dunque aiutare Chesterton nella sua “sana dissidenza”, occorrono uomini vivi che sappiano testimoniare un’alternativa alla prassi violenta (non è un semplice pensiero) del postumanismo e della rivoluzione biopolitica in atto, con “uno spirito forte e un cuore tenero” (inteso biblicamente), soprattutto illuminati dalla Fede in Gesù Cristo. Proprio come G.K.C e i personaggi dei suoi capolavori. Uno di questi è sicuramente Ettore Gotti Tedeschi.

Ho potuto incontrarlo per un’intervista su vari temi, che, citando nuovamente Il Napoleone di Notting Hill, sono: “religione, pane e formaggio – parafrasi: le questioni pratiche da affrontare ogni giorno –, vita”.

Ettore Gotti Tedeschi in breve. È economista e banchiere italiano. Dal 2009 al 2012 ha ricoperto l’incarico di presidente dello IOR: Istituto per le Opere di Religione. Dal 1996 al 2006 è stato docente di Strategia finanziaria all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, poi di Etica economica all’Università di Torino. Consigliere d’amministrazione del San Paolo IMI ed è stato nominato dall’allora ministro Giulio Tremonti consigliere per i problemi economico-finanziari ed etici nei sistemi internazionali. Trova anche il tempo per scrivere, ecco i titoli di alcune sue pubblicazioni: “Un mestiere del diavolo”, scritto con Paolo Gambi, per la casa editrice Giubilei Regnani.

“Dio e fare i soldi. Massime di economia divina”; “Le mie preghierePer amare Dio e il prossimo nonostante tutto”, entrambi per Fede e Cultura; “Denaro e paradiso: l’economia globale e il mondo cattolico“, con Rino Cammilleri per Lindau.
Il lavoro di scrittura più importante rimane il contributo che ha offerto durante la stesura dell’enciclica Caritas in Veritate di Benedetto XVI.

Dove possiamo riscontrare le origini della crisi del nostro tempo?

Negli ultimi anni ci siamo abituati a non riconoscere le conseguenze morali e spirituali del fenomeno crisi. Non sappiamo risalire ad esse. Per quale motivo? Continuiamo a non voler riconoscere il comportamento immorale e immanentistico attraverso cui si sono generati i problemi che vediamo nella realtà. Che la crisi sia prima di tutto morale e spirituale è scientificamente dimostrabile, sebbene si cerchi di coprire ciò con un tabù. Purtroppo oggi riconoscerlo risulta “politicamente scorretto”.

Può fare degli esempi?

Pensiamo al crollo della natalità del mondo occidentale, processo in atto dagli anni ’60. Il quale accade se una popolazione non cresce più, e di conseguenza, come fa ad aumentare il prodotto interno lordo? Si possono inventare risposte ma il Pil cresce solo in correlazione dell’aumento di popolazione. La ricchezza di una nazione è dovuta alla crescita della popolazione; è l’evidenza più chiara al mondo.

Ma nel corso degli anni fare figli e la vita stessa sono diventati un problema. Pensieri immorali diffusi da gruppi di potere, quali il “club di Roma”, fondato nell’aprile del 1968 da Aurelio Peccei, allo scopo di fungere da catalizzatori di pericolosi cambiamenti globali: in primis, limitare la crescita della popolazione mondiale. Diffusa in tutti gli ambienti della vita pubblica e perfino nelle menti delle persone. La legge che fa il costume è stata corrotta. Conseguenze: le famiglie hanno un solo figlio, per scelta, e la popolazione si riduce del 50%. Mi permetta la citazione biblica: “Caino uccide Abele, così riduce 50 per cento della popolazione”.

Approfondiamo. La popolazione mondiale odierna consta 7 miliardi circa di persone, 2 dei quali, più o meno, vive nel mondo sviluppato; gli altri nella parte cosiddetta meno sviluppata. Pian piano quei 2 miliardi del vecchio mondo, prima ricco e sviluppato, ora sempre più povero, si stanno riducendo. Nel mentre, l’Asia è sempre più ricca.

Tra gli anni ’60 e ’70, si innesca il meccanismo che di lì a poco ridurrà la crescita del Pil: nella parte di mondo più sviluppata, per compensare (in modo ingannevole) il tasso di decrescita della popolazione si risponde con il consumo, si spinge verso i consumi individuali. Pertanto si avvia quel fenomeno, mal studiato e non spiegato, che prende il nome di consumismo. Naturalmente questo accade perché prende potere un pensiero, un’ideologia sempre più materialistica, che soddisfa l’uomo solo di uno dei tre bisogni (materiale/corporale, intellettuale, spirituale): il I°, quello materiale. Papa Benedetto XVI ne ha parlato tantissime volte durante il suo pontificato, perché univa Fede e ragionevolezza.

Il consumismo oggi trionfa anche perché molti cattolici concepiscono la Fede come slegata dalla ragione, trasformandola in un sentimentalismo fine a se stesso, arido. Su queste cose, però, si dibatte poco. Quindi cosa succede? Il consumismo come formulato tra anni ’60 e ’70 porta la crescita del Pil per consumo (cresceva consumisticamente). Negli anni a venire, esso arriva a mangiarsi i risparmi.

Negli anni ’70 le famiglie italiane potevano contare su un 25 % di tasso di risparmio, quelle di oggi vedono il 5 %. Il risparmio serve per garantire quegli istituti (banche e non) che fanno da intermediari, per sostenere con il macro e micro credito chi porta sviluppo economico: imprese, cooperative, famiglie. Se l’intermediazione bancaria salta, si dà un duro colpo a esse. Poi se a ciò si unisce il processo di delocalizzazione con il quale abbassare il prezzo dei prodotti, portando le aziende in Asia, appare chiaro che molte produzioni fatte da noi ora sono fatte da altri.

Perciò, da noi si assiste alla deindustrializzazione, mentre da loro vi è l’industrializzazione. Ecco spiegato il motivo della nostra (italiana, europea e del resto dell’occidente) scarsa competitività e perché i giovani non trovano lavoro. Abbiamo deindustrializzato i nostri paesi in modo irreversibile. Oggi il riportare qui tutto, costerebbe di più, andrebbe fatto in tempi troppo lunghi, e potrebbe creare tensioni con Asia. Ora noi siamo i consumatori, loro il produttore.

Non abbiamo più le risorse per mantenere un welfare, le famiglie, le piccole-medie imprese che costituiscono la vera ossatura economica e industriale del nostro paese. E si arriva all’aumento delle tasse (il peso delle imposte è aumentato del 50% oggi, rispetto al 25% di ieri), che si traduce così: oggi una coppia guadagna come guadagnava anni fa uno da solo.

Questi fenomeni portano alla necessità di sostenere la crescita economica falsa, non sostenibile sempre più irresponsabile.

Ultima fase: i 15 anni di consumo a debito prima del 2007, il quale ha portato al fallimento di banche, come Lehman Brothers, provocando un effetto domino, ribaltatosi sui sistemi politici ed economici degli stati. Questo ha causato il crac del mondo occidentale, che noi oggi subiamo.

Ha parlato di gruppi di potere come causa scatenante delle scelte immorali, può essere più preciso?

Invito i lettori ad andare a leggere, oltre i documenti del già citato il protocollo del 1973 di Henry Kissinger, ove in modo sfumato si fa riferimento al nuovo ordine mondiale.
Non sono un complottista, cercando si trova tutto. Ciò che quivi afferma, diviene più chiaro nei discorsi pronunciati dai segretari ONU (i quali appoggiavano la sua linea) Kofi Annan e Boutros Boutros-Ghali negli anni ’90. In questi discorsi essi si auspicavano piani a lungo termine per “vincere la guerra contro la fame, le disuguaglianze, la povertà”.
Certo, in apparenza tutto bene, chi non vorrebbe questo? Però, la loro soluzione che cosa prevede? L’omogeneizzazione delle culture, delle morali, confondendo le certezze sul bene e sul male prima di tutto, attraverso il processo di immigrazione, al fine di compensare la denatalità: sì, è stato voluto e pianificato.
Prevede anche la relativizzazione, la sincretizzazione delle religioni “più dogmatiche”, come auspicato dallo stesso Koffi Annan nel suo discorso storico ai leader religiosi, tenuto a New York nel 2000.

La Chiesa cattolica quale ruolo può avere?

Da osservatore posso dire che ha un ruolo fondamentale: dare senso alla vita e conseguentemente alle azioni. Se smette di farlo, è evidente che, come conseguenza, vi sarà confusione. Lo stesso dicasi, e mi ripeto, che male non fa, per la realtà comportamentale dell’uomo; etica significa: applicazione del comportamento umano, conseguenza di un principio morale. Sottolineo, se è messa in discussione anche l’etica, nasce un problema grave.

L’attitudine a creare forme di universalismo (come quella dei segretari ONU) per creare maggiore uguaglianza e vincere le povertà e le guerre, dal momento che lo si fa dichiarando guerra alla Chiesa cattolica e alle religioni – creando ferite, attraverso il politicamente corretto che imbavaglia le coscienze, i cuori – ha realizzato il contrario della pace. Se non fosse così, non ci sarebbe il clima ideologico in cui viviamo. Riflettiamo ancora su ciò: non abbiamo visto le guerre in occidente, ma da altre parti sì; la povertà e le disuguaglianze dei paesi (un tempo) ricchi ora sono in crescita. Qui non va qualcosa. Alla base di queste decisioni, apparentemente buone, vi è la volontà di sostituirsi a Dio. È il sogno della gnosi, rifare la creazione, rifare l’uomo.

I principi che la persona di criterio dovrebbe valutare e capire ce li fornisce la Genesi, la quale si fonda su 4 punti fondamentali: 1) Dio creò l’uomo e la donna, 2) maschio e femmina li creò 3) benedisse loro e disse andate e moltiplicatevi 4) assoggettate la terra ed ogni essere vivente.

Il pericolo gnostico ha sempre costruito il contrario di questi principi; oggi ci riprova: con il gender sconfessa il primo, con il neo-malthusianesimo il secondo, con l’ambientalismo il terzo, con l’animalismo il quarto.

Cosa può fare un cattolico per contrastare i mali citati?

Prima di tutto non si dica solo “non prevalebunt”. La reazione come diceva Benedetto XVI è fedeltà a non accettare la realtà attuale, perché conseguenza del peccato. Gli uomini non sono solo spettatori, possono e devono agire. In Caritas in Veritate, che è un’enciclica incentrata sulla globalizzazione, tutto quello che ha detto è cosa succede quando l’uomo perde i principi e i valori di riferimento. Parte da un’introduzione sul nichilismo. L’uomo di questo secolo ha molti strumenti, dati dallo sviluppo tecnologico, ma è nichilista, senza valori, giacché il sistema filosofico di riferimento è post positivista e razionalista; il quale impone il rifiuto di qualsiasi valore all’interno del “processo decisionale”, e non applica una distinzione tra ciò che è il fine e ciò che è il mezzo. Così arriva il “nuovo mondo” del nichilismo.
Anche San Giovanni Paolo II in lettere encicliche come Sollicitudo Rei Socialis e Fides et Ratio aveva previsto tutto. “L’uomo ha molti mezzi sofisticati ma non ha investito in sapienza”. Benedetto XVI, che è non è da meno, spiega ancora, sempre in Caritas in Veritate, che gli uomini prendendo autonomia dalla morale, sono arrivati a trattare lo strumento come fine, la persona come mezzo. Tutto è già stato scritto, ma molti consacrati e laici non hanno capito né letto adeguatamente. L’enciclica termina quando il papa ricorda che occorre cambiare il cuore dell’uomo per bloccare i processi perniciosi in atto. Ma non è la conclusione definitiva, la quale arriva con Lumen Fidei. Ai capitoli 4 e 5 capitolo spiega “chi cambia il cuore uomo”. La Chiesa, appunto, e con quali strumenti? Sono tre, la Preghiera, il Magistero e i Sacramenti. Sebbene tutto sia scritto e chiaro, la Preghiera oggi viene fatta male; il magistero spesso è confondente; i Sacramenti sono messi in discussione. Purtroppo sembra che molti uomini della Chiesa non vogliano cambiare il cuore dell’uomo, e nemmeno offrire la Verità. Noi cattolici abbiamo la soluzione ai problemi, i tre strumenti necessari per cambiare il cuore dell’uomo, fargli accettare la responsabilità morale, eppure non li usiamo.

Guardi la lettera dei 4 cardinali, come la correctio filialis, che tra l’altro ho firmato, sono arrivate per risolvere questa situazione, tramite la richiesta di chiarimenti. Se non si chiarisce la realtà del valore dei Sacramenti, si rischia di far commettere peccati gravissimi contro il Sacramento del Matrimonio, il Sacramento della Confessione, il Sacramento dell’Eucarestia. Se se ne tocca uno, cadono tutti. Il cardinal Caffarra è morto di crepacuore, stava soffrendo per la Chiesa.

La Chiesa sta impoverendosi, sia spiritualmente che materialmente, a causa anche del pensiero gesuitico dei Teilhard de Chardin, De Lubac, Karl Rahner, i quali si sono impregnati della filosofia di Heidegger, Hegel, Kant: “guarda caso”, positivista e razionalista. A questo punto invito a leggere un importante libro per difendersi dalle eresie, La nuova Chiesa di Karl Rahner. Il teologo che ha insegnato ad arrendersi al mondo dell’autorevole Stefano Fontana, che spiega come alcuni domenicani gesuiti francescani sono riusciti a distorcere il significato delle conclusioni del concilio ecumenico Vaticano II: quando si sono rivoltati contro i dogmi, negando il peccato originale.

Quindi, per ricapitolare, che cosa dobbiamo fare?

La santificazione personale e degli altri, con Maria per essere umili; il confronto costante con uomini santi del calibro dei cardinali Caffarra, Sarah; lo studio; la distinzione tra peccato e peccatore; l’accostarsi sovente al Sacramento dell’Eucarestia scegliendo sacerdoti che credono nella transustanziazione, che sull’altare si ripete il sacrificio di Cristo e che la sostanza della liturgia è servire Dio e non l’uomo.
Articolo precedenteAlfie ed il placet di Paglia
Articolo successivoNoi, loro e la sfida dell’incontro
Daniele Barale
Classe 1988, di Torino. Dal 2009 scrivo per siti e giornali locali e nazionali; nel 2014 sono diventato giornalista pubblicista; le testate e i siti per cui ho scritto e scrivo sono Vita Diocesana Pinerolese, il sito della fondazione romana Europa Popolare, Il Foglio, il giornale online Pepe, la rivista culturale piemontese Il Laboratorio. Sono tra i curatori del The Debater e de La Baionetta. Cammino lungo sulle tracce di maestri come Chesterton, Tolkien, Guareschi, Giussani, padre Gheddo. Principalmente mi occupo di temi inerenti la "bio-politica", l'antropologia, la filosofia e la storia della Chiesa.