Ciò ci conduce a un nuovo problema, quello della distinzione sociale.

La produzione del sapere nella fabbrica del pensiero (e il pensiero, nella società, necessita di tradursi in un’istituzione, eventualmente un’impresa, insomma un (corposo) corpo sociale) poteva in passato avvalersi di un esercito di manodopera interessato a guadagnarsi una posizione attraverso la propria prestazione noetica.

Insomma, empiricamente avveniva che la fabbrica del pensiero potesse avvalersi della propria capacità di dispensare distinzione, rivelandosi strumento prezioso per l’appagamento sociale dei soggetti; per tale ragione, la collettività tributava un generoso riconoscimento all’istituzione in grado di dispensare l’attesa qualificazione sociale, e quest’ultima poteva avvalersi delle mozioni empiriche (delle massime empiriche dei soggetti) per elaborare il pensiero. Il mondo dei grandi numeri dal canto suo inserisce la «fabbrica» nell’apparato di riproduzione della società di massa; l’indistinzione sociale rende empiricamente superflua (perché equivalente, inflazionata) la qualifica rilasciata dalla fabbrica, così che scompare l’opportunità della fabbrica del pensiero per la qualificazione della manodopera, la quale ricercherà l’auspicata distinzione in altri luoghi.

Di qui l’adeguamento ai gusti del pubblico nel varietà della produzione-spettacolo: la distinzione sociale artificialmente sintetizzata in finzione sociale.

Fonte: Humanesimo