Come tentare di osservare la crisi politica in cui si sta dibattendo l’Italia?

Credo possa essere utile ricorrere ad un pensiero di don Luigi Sturzo del 1957: “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti, verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà”.

Dunque il punto di partenza è certamente il fondamento della Repubblica che riconosce la sovranità del popolo che viene esercitata entro i suoi limiti per evitare ogni distorsione alla democrazia, compresa la “dittatura della maggiornaza”.

Tutto ciò non significa dare vita ad un “conservatorismo costituzionale” tanto ideologico ed elitario quanto foriero esso stesso di uno svuotamento di sostanza della Carta che rimarrebbe in piedi come un mero simulacro: infatti Sturzo parla del suo posto nel cuore del popolo, quindi come qualcosa di vivo che riconosce il popolo stesso, i suoi valori naturali, la sua cultura giuridica e sociale e da esso è riconosciuto. Dunque la migliore definizione, in sintonia col pensiero sturziano è quella data da Giorgio La Pira della Costituzione come “programma di popolo” quindi vivo, sentito.

Il primo step della crisi quindi potrebbe essere individuato nei continui tentantivi di manomissione tentati negli ultimi venticinque anni fino a quello più forte, profondo e divisivo del 4 dicembre 2016: tentativi andati di pari passo con la destrutturazione del sistema politico italiano in cui la spinta a sbriciolare ogni corpo intermedio, ogni dimensione della rappresentanza e della rappresentatività, ogni identità e cultura politica, a vantaggio di un rapporto diretto popolo/leaders ha coinvolto le stesse istituzioni e rischia di fare altrettanto con le nostre libertà.

In tal senso si potrebbero leggere le successive riforme della legge elettorale sempre più manipolatrici del risultato elettorale attraverso meccanismi distorsivi come gli sbarramenti, i premi di maggioranza, candidati imposti dai capi partito attraverso collegi uninominali o liste bloccate. Proprio su questo ultimo punto, che riguarda la selezione stessa della classe dirigente, è interessante forse soffermarsi.

Di fronte ad una politica che non funge più da avanguardia di popolo ma da retroguardia delle pance, sobillate soprattutto attraverso i social network, ciò che in questi giorni è sconcertante è il silenzio dei parlamentari.

Dove sono? Quale dibattito hanno chiesto ed aperto i rappresentati del popolo italiano nei luoghi deputati a ciò? Quanti sono tornati nei propri territori a spiegare quanto sta avvenendo facendo la fatica del confronto e non abbandonandosi alle sole manfestazoni? Le parole di Sturzo li chiamerebbero in causa fortemente anche per non lasciare solo, pur nel rispetto delle posizioni politiche di ciascuno, il Presidente della Repubblica, figura di garanzia ed equilibrio del sistema disegnato dai Padri Costituenti.

Non si tratta di domandare iniziative di piazza invocate da questo o quel capo partito, sempre più calati nelle vesti di novelli “Masaniello a intermittenza”, ma dell’esercizio di una funzione a tutela dell’interesse nazionale e quindi, necessariemente, senza vincolo di mandato, nel cuore di un sistema parlamentare rappresentato da Camera e Senato. Ma chi non è più eletto direttamente dal popolo ma nominato riesce ancora ad avere consapevolezza di ciò? Riesce a comprendere ancora il fondamento della Repubblica da ritrovare nella Costituzione e non nelle strategie e tattiche di parte che necessitano solo di tifoserie?

Preoccupante che, in una situazione come l’attuale tale silenzio sia coperto dalle notizie di incontri tra i capi partito che paiono essere generali che muovono truppe di fanti e dal rilancio, ancora una volta di una manomissione della Costituzione, stavolta in senso presidenzialista.

Eppure il sistema elettorale attuale, al suo limite della nomina dei parlamentari porta insieme l’elemento positivo dell’impostazione proporzionale (pur imbastardita per depotenziarla) che può essere strumento di ricostruzione della rappresentanza di una comunità con il rilancio dei corpi intermedi.

La questione che si pone allora è quella della selezione della classe politica: gli strumenti delle primarie, della sola fedeltà al capo e del voto online mostrano tutti i loro limiti e l’urgenza di ritrovare una severa colleganza tra formazione, identità ed impegno, senza perdere tempo con la dimensione prepolitica che è un alibi al disimpegno, diventa una questione fondamentale per la Repubblica da vivere di nuovo, a partire dai territori, dalle autonomie, luoghi di ricucitura e ritessitura istituzionale, come luogo esigente di esercizio della cittadinanza.

Cerchiamo così di superare i tanti danni provocati dalla virulenta campagna anti-casta che ha caratterizzato la cosidetta seconda repubblica e che ha condotto a pensare che sia possibile il passaggio diretto dal bar dello sport alle aule parlamentari senza alcun cursus honorum.