Humanesimo post-umano ha la sua base nella quadrilogia La cosa del pensare. All’interno di questo percorso si è tentato di esporre l’esercizio del pensiero nel contesto contemporaneo; Piccola metafisica del libro ne ha offerto l’«ontologia», cioè la «struttura di senso concreta ed effettiva»; l’indagine politica de L’assimilazione del chierico ne ha descritto l’essere pubblico, il fatto che esso non concerne la semplice soggettività (la famosa «anima bella»), bensì si dispiega in uno «spirito oggettivo»; Desiderio di pensare ha inteso esporre la sua logica al modo di un desiderio della ragione che dà vita a un ordine nuovo, non inscritto nella realtà e quindi semplicemente da rispecchiare; infine, la morale di Conf(l)essioni illustra che cosa il pensiero possa donare all’esistenza del pensatore.

Il loro «stile» o «metodo», il loro «modo di guardare», risulta da una combinazione di pratiche che circoscrivono l’economia finita del senso. Esse consistono nella pratica del leggere, capace di dischiudere l’orizzonte del Dire al di là del Detto di un autore; dello scrivere, in grado di dipanare il ragionamento assecondando la logica intrinseca del pensiero; del far di conto, che assegna un peso specifico e istituisce un ordine di priorità all’interno della finitudine della nostra esperienza.

Ora, simili pratiche necessitano di un luogo concreto, di un luogo storico, al fine di dispiegare la propria effettività, al fine cioè di realizzarsi compiutamente nella storia appellando il soggetto umano.

Intervista a Matteo Bergamaschi – Salotto Effatà

Fonte: Humanesimo