I firmatari dell’appello ai vescovi “contro il razzismo” sono quasi totalmente preti, suore e laici quasi tutti docenti sia in scuole pubbliche sia e soprattutto in Istituti teologici e strutture diocesane.
A testimonianza di quel che dico da sempre e cioè che il problema dello scivolamento a sinistra del cattolicesimo (e quindi della sua contraffazione e rovina) è un problema sociologico e culturale. Sociologico perché il cattolico impegnato è ideologicamente ed economicamente inserito nella struttura statale-clericale: interesse economico e forma culturale (statalismo e pedagogia democratica) coincidono come coincide per il grosso dell’elettorato di sinistra e soprattutto del PD; culturalmente perché “l’aggiornamento conciliare” ha comportato la perdita di una visione del mondo con categorie propriamente cattoliche e l’assunzione delle categorie della sinistra post-sessantottina di tipo utopistico-rivoluzionarie e ovviamente orizzontalistiche e necessariamente secolarizzanti e secolarizzate. Il primato del soprannaturale retrocede nella coscienza privata e in modalità soggettivistiche, la teologia è aggiornata con le categorie prese a prestito dalla filosofia moderna e postmoderna, sostanzialmente relativiste, la razionalità deve cedere il primato alle ragioni del cuore, dell’emozione, dell’esperienza soggettiva; politicamente il nemico è a Destra e l’amico sta a Sinistra emblemi dello scontro tra egoismo e altruismo. Nonostante il proliferare di “progetti”, di “tavoli”, di “convegni” e “sinodi” questo “cattolico aggiornato” non avendo nessuna visione del mondo né una mentalità (e persino una fede sentita come rivelazione divina assoluta e obbligante in funzione della salvezza) che gli provengano da una ragione illuminata dalla fede e dall’esperienza storica della cristianità ha come unico progetto realmente perseguito è quello dialogico e umanitario con la parte “avanzata” cioè di sinistra della società e della politica le cui aspirazioni sociali e umane sono avvertite come prossime e condivisibili.
La Chiesa è quasi completamente in mano a questo tipo umano e a questa forma di razionalità e di “spiritualità” che è, come è possiamo vedere, l’espressione del pensiero debole trasportato nel cattolicesimo oltre che, ovviamente, una forma non cattolica di pensiero che, in fondo, pure loro confessano come tale dialettizzando la tradizione spirituale e culturale cattolica come forma ed espressione (nella migliore dei casi) non del tutto autentica e inferiore rispetto al cristianesimo in sé e al Vangelo, da cui deriva tutta la fregola dell’attivismo ecumenico sia in campo spirituale che in campo socio-politico.

Fonte: Piero Mainardi