Gli Impubblicabili 04.08.18

SUMMER GAY PRIDE

Nell’ultimo mio post, un fugace cenno alla marcia riparatrice dei cattolici nei confronti del Summer Gay Pride locale ha suscitato reazioni così brusche e risentite che sento il dovere di fare chiarezza.
Dico subito di ammirare senza riserve il coraggio di chi ha ritenuto suo dovere scendere in piazza per protestare contro l’inutile baracconata del Gay Pride Riminese.
A tal punto che, se le mie condizioni di salute me lo avessero permesso, non mi sarei peritato di partecipare ad un momento di preghiera piuttosto che di dissenso comunque civilmente composto e organizzato.
Non solo in base a motivazioni di tipo confessionale, ma per ragioni di opportunità democratica inquantoché il pluralismo delle opinioni (e delle manifestazioni) è un bene per la società intera.
Da questo punto di vista non vedo perché, in ordine a una concezione democraticamente rappresentativa delle istituzioni, il sindaco Gnassi, che quest’anno ha partecipato al Gay Pride “per difendere i diritti di tutti”, non debba partecipare l’anno prossimo al “Catholic Pride”.
Forse perché ci sono manifestanti di serie A e manifestanti di serie B, signor sindaco?
Detto questo, vorrei ulteriormente articolare il mio giudizio, visto che in un certo tipo di polemica è stato coinvolto anche il Vescovo Lambiasi accusato da qualcuno di ciò che in politica si chiama opportunismo piuttosto che apertura al dialogo.
Ribadito che, personalmente, il dialogo coi miei amici gay io lo pratico normalmente e fruttuosamente da sempre, ritengo che all’interno della Chiesa chi ha responsabilità istituzionali e pastorali, accanto alla virtù teologale della Fede non possa non praticare la virtù cardinale della Prudenza.
In una miscelatura sapientemente accorta che solo pregiudizi di tipo anticlericale possono tacciare di opportunismo.
Per quanto riguarda poi l’atto di riparazione pubblica svolto dei cattolici, la mia perplessità nasce da quel passo del Vangelo in cui Nostro Signore parla d’un Re il quale, dovendosi scontrare col nemico, prima di muovere il proprio esercito cerca d’appurare se quello del suo avversario sia quantitativamente superiore al suo e di quanto,
Accertata la qual cosa, il Nostro farà benissimo a cercare di far pace col nemico piuttosto che affrontarlo in campo aperto.
All’insegna di quella virtù della Prudenza che potrebbe sconsigliare di contrapporre le centinaia alle migliaia.
Se non altro per motivi di immagine, fermo restando che il nemico non è l’omosessuale in quanto tale, ma un fondamentalismo burlesque che lo penalizza identificandolo con un unico sexual role manifestazioni pubbliche comprese.
Meglio, molto meglio da parte dei cattolici un impegno di testimonianza di tipo antropologico e civile, tanto più persuasivo in quanto innervato di quella magnanimità misericorde che rendeva avvincente la persona di Nostro Signore Gesù Cristo per tutti.
Comprese Maria di Magdala e Samaritana, qui intenzionalmente citate solo perché nei Vangeli non risultano, dati i tempi, figure omosessuali.
Omosessuali nei confronti dei quali ribadisco tutta la mia simpatia, escluse le loro inutilmente orgasmiche ostentazioni pubbliche.
Che (ripeto) sarebbe come se l’ABIR (Associazione Birri Romagnoli) organizzasse una falloforia sul lungomare per celebrare i propri trionfi venatori.
Cosa deprimente ancor più che disgustosa.
Bruno Sacchini


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