Tratto da: ControCorrente

 

Sembra oggi inevitabile, ogni qualvolta si parla del problema del fine vita, chiudere il discorso con il riferimento ai diritti, alla libertà e quindi all’eutanasia. La “morte dolce”, inesorabilmente, viene accostata all’idea di emancipazione ed autonomia, alla sfera dei diritti inalienabili della persona, se non addirittura alla misericordia dovuta a chiunque soffra. L’eutanasia viene pensata come una cura, come un metodo più efficace per togliere le sofferenze al malato terminale.

Chissà poi che cosa significa “malato terminale, visto che il dibattito sullo stato vegetativo è ancora tutt’altro che chiuso (men che meno sono sciolti i vari interrogativi, sul piano etico, filosofico, assistenziale, medico-legale e di politica sanitaria)e la stessa scienza medica viene smentita di fatto nelle sue procedure, nelle sue previsioni, nelle sue teorie, con una certa costanza storica. Come si fa a definire in modo certo il futuro, che per sua natura è incerto e indefinibile? Nessun malato è infatti “terminale” almeno nella misura in cui il futuro resti indeterminato, per ciascun essere umano, e fino a quando continueranno a verificarsi risvegli e guarigioni [1] che la scienza medica non è in grado né di prevedere, né si spiegare. Chi sostiene che l’eutanasia sia una cura, oltre al paradossale utilizzo di termini opposti tra loro, ammette di fatto un determinismo assoluto che poi non è in grado di giustificare.

 

Come in molti altri casi, anche per questo discorso la confusione linguistica regna spesso sovrana.

 

Con “eutanasia” si indicano spesso genericamente una serie di situazioni e procedure che di fatto sono molto diverse tra loro e si rischia così di sostenere la legittimità di pratiche che andrebbero invece sostanzialmente distinte. Possiamo infatti differenziare tra “eutanasia attiva” e “volontaria” ed “eutanasia passiva”, che può essere a sua volta “volontaria” o “involontaria”. Per “eutanasia attiva” e “volontaria” si intende la messa in atto di un intervento (una somministrazione di farmaci) volto a procurare il decesso di una persona che, nel possesso delle proprie facoltà mentali, ne faccia esplicita richiesta: una sorta di suicidio assistito, vale a dire l’aiuto in termini di mezzi e competenze mediche fornito ad un persona che abbia deciso di togliersi la vita [2].

Per “eutanasia passiva”, invece, si intende l’interruzione o l’omissione di alcuni trattamenti funzionali a tenere in vita una persona. Si dice poi “volontaria” o “involontaria” a seconda che il paziente abbia o meno anticipatamente espresso delle direttive al riguardo. In molti paesi è infatti riconosciuta legalmente la possibilità di rilasciare una dichiarazione anticipata di trattamento (il cosiddetto “testamento biologico”) in cui si comunicano le proprie volontà circa le cure cui si intende o non si intende essere sottoposti in futuro, nel caso in cui ci si trovi nella condizione di non poter esprimere il proprio consenso o dissenso.

1
2
3
4
5
6
7
8
Articolo precedenteNel “paese dei ciechi” – Viaggio nel mondo della “psichiatria senza psiche”
Articolo successivoL’ambiente italiano: ritorno alle origini*
Alessandro Benigni
E’ nato a Mantova nel 1969. Dal 2003 è docente di ruolo di Filosofia e Psicologia nei Licei. Fino al 2014 è stato titolare della cattedra di Filosofia e Psicologia al Liceo Scientifico Agostino Berenini di Fidenza. Dal 2015 è titolare della cattedra di Storia e Filosofia al Liceo Marconi di Parma. Dopo aver svolto due anni di volontariato presso un centro di recupero per ex tossicodipendenti, si è laureato prima in Pedagogia (110 e lode, 1994) e poi in Filosofia (110 e lode, 1996). Ha conseguito diverse abilitazioni all’insegnamento (Scuola Primaria e Secondaria, classe di concorso A037 – Filosofia e Storia, voto: 80/80 e A036 – Filosofia, Psicologia, Pedagogia – voto: 80/80) e specializzazioni post-lauream (tra le altre, in Didattica della Storia, in Informatica, in Psicologia dell’educazione, in Antropologia della comunicazione, in Tecnologie dell’istruzione, in Psicologia Sociale, in Didattica della Filosofia). Iscritto ad un terzo corso di Laurea, in Lettere Moderne, si è avvicinato alla filosofia e all’arte del Rinascimento italiano. Ha pubblicato alcuni brevi saggi su Bruno, Campanella, Nietzsche, Kant, Platone, orientati alla didattica della Filosofia nei Licei. Cura il sito www.Ontologismi.it e collabora con Notizie pro vita, Cristiano Cattolico, Nelle Note (di cui è stato l’ideatore, nel 2014), Libertà e Persona, Critica Scientifica, Aleteia Italia, The Debater. Alcune sue riflessioni sono comparse su Tocqueville.it, Lo sai.eu, ed altri siti e riviste on-line. E’ stato manovale, operaio, obiettore di coscienza. Ama dormire, boxare e Wislawa Szymborska.