La legge sulle cosiddette dichiarazioni anticipate di trattamento – o biotestamento – recentemente approvata (dicembre 2017) ha posto e pone tutt’ora diverse criticità non solo da un punto di vista etico, ma anche da un punto di vista giuridico perché pretende di entrare a viva forza in quel delicatissimo rapporto che sussiste tra il medico curante e il paziente e i suoi familiari e rischia di far passare dal concetto di cura della persona a quello di efficienza della persona.

Per questo desideriamo parlarne rispettivamente con il Prof. Mauro Ronco, presidente del centro studi Rosario Livatino che a livello giurisprudenziale si è molto battuto per impedire l’approvazione di tale legge evidenziando la pericolosità dell’idea ad essa soggiacente:

«La proposta di legge, pur non adoperando mai il termine eutanasia, ha un contenuto nella sostanza eutanasico. A conferma del fatto che ci si trova di fronte a una vera e propria disciplina dell’eutanasia vi è (art. 3 co. 1) la definizione della nutrizione e della idratazione artificiali quali trattamenti sanitari. Cibo e acqua vengono parificati ai trattamenti medici, se assunti attraverso ausili artificiali: quella che è una forma – anche temporanea – di disabilità in ordine alle modalità di sostentamento fisico diventa così causa della interruzione della somministrazione»

e con Don Carmine Arice, Padre generale del Cottolengo che in campo ecclesiale ha tenuto desta l’attenzione sul rischio che qualcuno possa finire di decidere della vita dei più deboli, di coloro che non possono esprimersi e dipendono totalmente da altri:

«Noi non possiamo eseguire pratiche che vadano contro il Vangelo, pazienza se la possibilità dell’obiezione di coscienza non è prevista dalla legge: è andato sotto processo Marco Cappato che accompagna le persone a fare il suicidio assistito, possiamo andarci anche noi che in un possibile conflitto tra la legge e il Vangelo siamo tenuti a scegliere il Vangelo. Di fronte ad una richiesta di morte, la nostra struttura non può rispondere positivamente. Attualmente l’obiezione di coscienza non è prevista per le istituzioni sanitarie private, però io penso che in coscienza non possiamo rispondere positivamente ad una richiesta di morte: quindi ci asterremmo con tutte le conseguenze del caso».

Da qui il forte richiamo alla necessità almeno della possibilità di obiezione di coscienza. E proprio perché questo argomento ci riguarda e ci riguarderà tutti

Desideriamo invitarvi ad essere presenti a questo incontro