Ha promesso di «forzare la mano», auspicando che «la legge si adegui alla società», e così la sindaca (o sindaco? non so, non si è mai troppo prudenti con il “linguistically correct”) di Torino Chiara Appendino ha firmato l’atto che riconosce Niccoló Pietro, nato a Torino e concepito tramite fecondazione assistita in Danimarca, figlio di due mamme.

Una forzatura della legge, che permette l’indicazione all’anagrafe di un’altra donna come secondo genitore e una forzatura, o anzi una violenza, della storia di questo bambino. Il terzo partecipante alla nascita di Niccoló viene magicamente cancellato dalla faccia della terra (come avviene sempre in questo tipo di vicende) e insieme a lui parte del passato di questo bambino.

Mentre si grida al progresso e si cita il 23 aprile (è la data di firma all’anagrafe) come il giorno in cui è stata scritta «una pagina di storia», una violenza senza pietà viene messa in atto.

A Niccolò vengono date due mamme – in nome di quella corrente di pensiero che vede nell’amore puro e sincero tutto ciò che basta e avanza per la crescita di un bambino – ma viene anche tolto il peso e la consapevolezza del suo passato.

Verrà il giorno in cui il bambino divenuto uomo vorrà sapere da dove viene, chi è suo padre, da chi ha preso il colore dei suoi capelli o dei suoi occhi, a chi assomiglia di più nel caratterere (alla madre o al padre?), se il padre, come lui, ha provato le sue stesse emozioni, avrebbe fatto le sue stesse scelte. Una conoscenza, l’unica, che ci permette quotidianamente di aprirci verso il futuro, camminando sicuri perché sappiamo da dove veniamo e con questa origine abbiamo fatto i conti.

Ma se a Niccoló viene tolto questo diritto a sapere, cancellato dagli atti dell’anagrafe, e gli viene consegnata una menzogna, arriverà il giorno in cui dovrà prendere in mano le sue ferite e guardarle senza comprenderle davvero. Inutile prendere a testo le teorie che sopravvalutano l’amore donato, ritenendolo sufficiente sia che a donarlo siano un uomo e una donna, sia che siano due donne o due uomini. L’amore non basta. Il diritto a fare i conti con la nostra storia è qualcosa che non può non essere garantito.

Si conosce ancora ben poco e si è sperimentato ben poco, infine, per poter dire con serenità che le conseguenze di tali scelte non si manifesteranno su bambini con la stessa storia di Niccoló. Ma come potranno non esserci conseguenze? Se non so da dove vengo, non saprò mai dove sto andando.

 

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Roberta Conte
Nata a Ragusa, classe 1993. Dottoressa magistrale in Filologia moderna col massimo dei voti, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Amo l'arte, la letteratura e la storia. Poetessa, scrivo perché il tempo non porti via le parole del cuore.