È cosa arcinota che la modernità non stia scommettendo sulle famiglie, se non come unità di consumo. Esistono però delle eccezioni. È il caso della YPF, una compagnia petrolifera argentina che per la sua storia particolare merita attenzione.

La YPF nacque come un’impresa statale che aveva come scopo lo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi della Patagonia. Questa regione dell’Argentina è una sorta di deserto di ghiaccio e pietra, molto poco abitabile, sperduta e desolata, non poi tanto diversa da un’oceano in cui piazzare una piattaforma petrolifera i cui operai lavorano isolati dal mondo in cambio di una paga consistente. La YPF però pensò diversamente. Forse grazie al suo essere di proprietà dello stato, forse grazie ad una direzione particolarmente illuminata, decise che era più opportuno civilizzare il deserto piuttosto che sfruttarlo e abbandonarlo. Per fare ciò si avvalse del mezzo più arcaico e tuttavia più efficace per colonizzare e rendere umano e abitabile, ovvero la famiglia. Invece di attrarre operai volonterosi strappandoli dai loro cari tramite cospicui compensi, fece in modo di fornire alle loro famiglie dei privilegi. Sfruttando degli insediamenti già esistenti, hanno iniziato a rafforzarli con le famiglie dei dipendenti, occupandosi delle loro cure mediche, dell’istruzione e permettendo l’ereditarietà del lavoro. Queste politiche sono state mantenute una volta che la compagnia è stata privatizzata, cosa che ha permesso il perdurare dei loro benefici. La cittadina di Cutral Cò deve la sua microscopica prosperità a queste. Inoltre si è creata una classe di operai e loro parenti affezionati all’azienda, non diversamente da come in Italia è accaduto con la Olivetti e con la Ferrero, che costituiscono un capitale umano di non indifferente portata. Il tutto perché si è scommesso su di una società costituita sui rapporti personali e non solo su relazioni di mercato e lavoro.

Le famiglie sono i mattoncini con cui lentamente si può costruire qualcosa di solido, con cui si può colonizzare le lande desolate, che si tratti della gelida Patagonia o delle nostre periferie disagiate. Forse sarebbe il momento di provare a sfruttarne le capacità, invece di considerarle come qualcosa di antico e di non sufficientemente flessibile per la nostra pirotecnica modernità.