Grazie Alfie, Kate e Thomas Evans

Grazie Alfie, Kate e Thomas Evas. Ci avete insegnato che in ciascuno di noi c’è qualcosa di grande per cui combattere “C’è in te più di quanto tu stesso non sappia, figlio dell’occidente cortese…”. Queste le parole con cui Thorin Scudodiquercia si congeda nel finale de Lo Hobbit  da Bilbo Baggins. C’è in ognuno di […]

Come l’Impero ottiene l’abbattimento dei diritti

Il dominio dell’Impero richiede, necessariamente, che i diritti umani vengano cancellati. Pian piano, un poco alla volta, e non dall’alto: questo porterebbe a dissenso, proteste e forse a rivoluzioni. La tattica più idonea è sempre quella della “maschera”: presentare una cosa per il suo contrario.

Bernadette non ci ha ingannati

Trovo utile, nel suo giorno, quello di santa Bernadette, tornare a proporre ai lettori la recensione che, nel novembre 2012, feci del libro Bernadette non ci ha ingannati (Mondadori, 2012) di Vittorio Messori, a tutt’oggi – a mio avviso – un libro di grande fascino e utilissimo per farsi un’idea sui fatti di Lourdes.

L’inutile civiltà delle (presunte) «vite inutili»

«His life was futile». Queste le agghiaccianti parole con cui il giudice Hayden, ieri, da una parte ha stabilito che il cervello del piccolo Alfie Evans – il piccolo di neppure due anni affetto da una malattia degenerativa del sistema nervoso – «è stato a tal punto corrotto dalla malattia mitocondriale» che, appunto, «his life was futile», e, dall’altra, ha dato il via libera al distacco del ventilatore lo tiene in vita. L’esecuzione, insomma, avrà luogo.

Diario di bordo Elezioni 2018

In vista delle elezioni politiche l'impegno come direttore dell'ufficio di pastorale sociale e del lavoro della Diocesi di Pinerolo si è tradotto in otto incontri formativi, più di 130 persone incontrate, prevalentemente giovani. È stata una scelta evitare di “convocare” ma di “andare” accogliendo ogni invito.

Mamma, sono gay?

Le gambe penzoloni dalla sedia troppo alta e la faccia tuffata nella scodella. Fabietto e la sua colazione sono un tutt’uno. Julie, al contrario, cerca col cucchiaio la forza di fare quella domanda. Di buttarla lì come un banale “cosa mi metto oggi?” Come se fosse un biscotto sbriciolato, venuto a galla sul latte bollente. E mamma Emilia può borbottare i suoi “sbrigatevi che è tardi” come un rumore di fondo che non interrompe la ricerca.
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