La legalizzazione dell’aborto al nono mese di gestazione, avvenuta con la firma di un provvedimento del governatore di New York, mostra in realtà il vero volto di ogni forma di abortismo. Ovviamente fa rabbrividire pensare alla soppressione di un nascituro pochi istanti prima della nascita.

 

Ma non è forse lo stesso individuo umano vivente, unico e irripetibile dei primi tre mesi di gravidanza e sin dal concepimento?

 

Il cuore di quel nascituro al nono mese di gravidanza, che cesserà di battere, non è forse il medesimo già dal ventesimo giorno di gestazione, quando ancora la mamma non sa neppure di essere incinta? Allora perché dovrebbe essere meno grave consentire, come in Italia, l’aborto sino al terzo mese quando sono presenti tutti gli organi che attendono solo di svilupparsi?

 

Se fossimo davvero umani dovremmo semplicemente porci con onestà di fronte a un’ecografia (spesso tenuta nascosta alle mamme in dubbio) e riconoscere che sin dai primi istanti quel figlio è vivo ed è uno di noi e che quella donna, già madre, merita ogni aiuto possibile e non la finta compassione di chi se ne lava le mani dietro lo scudo della 194 e la abbandona all’unica scelta dell’aborto. Dovremmo finalmente ammettere che quel figlio è uno di noi e quindi per nessun motivo può essere scartato e che per questa ragione ogni aborto ferisce profondamente la donna ed è un’enorme sconfitta per tutti.

N.B. Nell’immagine il nascituro a 12 settimane di gestazione.

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Claudio Larocca
Claudio Larocca, 38 anni di Torino ma con origini pugliesi e lucane che hanno influenzato la mia impulsività e la fin troppa schiettezza. Incontrare il Signore da adulto ha stravolto la mia vita e mi ha condotto su strade inaspettate. A 19 anni, portando avanti la mia passione per la musica e il canto, ho scritto una canzone pensando di essere il padre di un figlio condannato all’aborto, dopo aver affrontato per la prima volta in modo maturo l’argomento con quella che allora era la mia fidanzata e che oggi è mia moglie. A 22 ho ricevuto la Cresima e a 26 ho ricevuto la proposta di diventare presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli. Fin da subito con la mia fidanzata mi sono dedicato alla vita nascente non solo tramite dibattiti e opportunità formative ma soprattutto incontrando le donne, le mamme che stavano vivendo il dramma di valutare l’aborto per loro stesse e il figlio, confutando l’idea che gli uomini e ancor meno i ragazzi non possano farsi anch’essi interpreti della difesa della vita. Sono seguiti incarichi come Dirigente del Movimento per la Vita, responsabile Giovani regionale e quest’anno Presidente di Federvi.P.A. (Federazione dei Cav e dei Mpv di Piemonte e Valle d’Aosta). In parallelo ho continuato il percorso di fede iniziato con alti e bassi, ma con l’inestimabile sostegno della Madonna de La Salette a cui sono devoto. Mi sono sposato e sono padre di Simone di quasi 9 anni. Dal punto di vista professionale nello stesso anno del mio matrimonio ho conseguito il titolo di Consulente del Lavoro. L’attività lavorativa mi ha consentito di acquisire competenze in materie giuslavoristiche e di gestione del personale. In ogni ambito della mia vita, associativo e professionale amo approfondire e mettermi continuamente in discussione e alterno approcci a volte contradditori, perché sono molto esigente verso di me e verso gli altri, a volte capace di giudizi taglienti ma anche di lasciarmi intenerire e commuovere facilmente, come quando mi rivolgo ai ragazzi per discutere in merito all’affettività e alla preziosità della sessualità umana e soprattutto quando ho l’occasione unica di incontrare le donne già mamme che, schiacciate dal giudizio di un mondo disumano, vogliono sacrificare il proprio figlio e loro stesse.