Se Alfie è un niente, se non vale più niente, perché non ce lo lasciano portare in Italia?

Breve notazione filosofica. La filosofia non risolve, ma aiuta. Come? Per esempio mettendo in evidenza le contraddizioni di un certo modo di pensare, e quindi di agire. Contraddizioni che se non vengono sanate per tempo possono portare alla follia: tanto del singolo quanto di una comunità intera.

Ora, non è strano che nell’epoca del Relativismo assoluto, dove si proclama il diritto di affermare l’assurdo (abbiamo “figli di due madri”, per esempio: è mai possibile?) e perfino di essere ciò che oggettivamente non si è (uomini che vengono riconosciuti come donne, cani che sono considerati più delle persone, etc. – l’elenco sarebbe lunghissimo) ci sia una sola Verità indiscutibile: quella per cui se un giudice decide che “un bambino deve morire” questo deve succedere, per forza?

E’ più che strano: è semplicemente folle.

Eccoci quindi, dalla contraddizione logica alla follia sociale e da qui al dramma inevitabile che ne consegue.

Un dramma che tocca e straccia le vite reali, non solo i concetti.

Scriveva il filosofo bioeticista Engelhardt:

 

“Che senso ha di parlare di ‘una’ morale e di ‘una’ bioetica quando le controversie morali recano il segno […] di una postmoderna molteplicità di concezioni morali? E’ il prezzo che ci tocca pagare alla post modernità e alla visione multiprospettica e multiculturale che essa ci impone. Di bioetica non possiamo che parlare al plurale”.

 

E si sbagliava, ovviamente.

Perché – da miopi quali sono questi ed altri “grandi filosofi” che la post-modernità ci ha regalato, se accetto la visione relativistica dei valori, devo poi anche accettare che nell’assenza di una Legge universale (o di un Dio, per chi ha fede), la “visione multiprospettica” di cui vanno cianciando costoro venga scalzata ben presto da chi ha il potere per imporre la ‘propria visione’ del mondo.

La propria idea del bene e del male, del valore e della dignità dell’uomo, di chi vivere e di chi deve morire. Un’idea che di colpo, nel mondo dove tutto è relativo, diventa assoluta ed indiscutibile.

Ecco dunque materializzarsi la follia.

E non è allora affatto un caso se oggi – in modo a mio avviso molto peggiore di quanto non sia avvenuto nel secolo scorso con il Nazismo – siano i più piccoli ed i più deboli sistematicamente condannati a morire.

Infatti, o la vita umana è assolutamente inviolabile, oppure ci si affida al Relativismo dei valori. Un Relativismo dove però alla fine è la forza del Nichilismo ad imporsi: la vita di un bambino anziché valere tutto non vale più nulla, è considerata un niente, un nihil. Ed è una questione di potere, non di “visioni multiprospettiche”, come scioccamente sosteneva il filosofo.

Tant’è vero che con accanimento inaudito non si consente nemmeno che altri si prendano cura di questo Figlio, che questi giudici corrotti considerano un “nihil”, un niente.

Un niente che – paradosso nel paradosso – evidentemente mantiene comunque un valore altissimo, che nessuno riesce ad annientare.

Tant’è vero, appunto, che non vogliono lasciarcelo portare via.

 

 

 

 

 

 

 

 

Articolo precedenteL’inconsistenza morale di Elisabetta II, muta nello scempio
Articolo successivoFede e diplomazia
Alessandro Benigni
E’ nato a Mantova nel 1969. Dal 2003 è docente di ruolo di Filosofia e Psicologia nei Licei. Fino al 2014 è stato titolare della cattedra di Filosofia e Psicologia al Liceo Scientifico Agostino Berenini di Fidenza. Dal 2015 è titolare della cattedra di Storia e Filosofia al Liceo Marconi di Parma. Dopo aver svolto due anni di volontariato presso un centro di recupero per ex tossicodipendenti, si è laureato prima in Pedagogia (110 e lode, 1994) e poi in Filosofia (110 e lode, 1996). Ha conseguito diverse abilitazioni all’insegnamento (Scuola Primaria e Secondaria, classe di concorso A037 – Filosofia e Storia, voto: 80/80 e A036 – Filosofia, Psicologia, Pedagogia – voto: 80/80) e specializzazioni post-lauream (tra le altre, in Didattica della Storia, in Informatica, in Psicologia dell’educazione, in Antropologia della comunicazione, in Tecnologie dell’istruzione, in Psicologia Sociale, in Didattica della Filosofia). Iscritto ad un terzo corso di Laurea, in Lettere Moderne, si è avvicinato alla filosofia e all’arte del Rinascimento italiano. Ha pubblicato alcuni brevi saggi su Bruno, Campanella, Nietzsche, Kant, Platone, orientati alla didattica della Filosofia nei Licei. Cura il sito www.Ontologismi.it e collabora con Notizie pro vita, Cristiano Cattolico, Nelle Note (di cui è stato l’ideatore, nel 2014), Libertà e Persona, Critica Scientifica, Aleteia Italia, The Debater. Alcune sue riflessioni sono comparse su Tocqueville.it, Lo sai.eu, ed altri siti e riviste on-line. E’ stato manovale, operaio, obiettore di coscienza. Ama dormire, boxare e Wislawa Szymborska.