Il professor Massimo Gandolfini è neurochirurgo e psichiatra, marito, padre adottivo di 7 figli e nonno di sei nipoti. Dal 1997 dirige il Dipartimento di Neurochirurgia-Neurologia di un ospedale bresciano. Dal 2015 guida in qualità di presidente il Comitato Difendiamo i Nostri Figli: attraverso cui sono stati organizzati, a Roma, il Family Day di Piazza San Giovanni e quello del Circo Massimo. Perdipiù, il Comitato è divenuto, da pochi mesi, l’Associazione Family DayDifendiamo i Nostri Figli.

Ma l’impegno politico – nel senso di “una delle forme più alte della Carità” – non è iniziato nel 2015; perché è già dai primi anni del 2000 che lo si vede in prima linea nella battaglia per la custodia di quei princìpi (non negoziabili) che custodiscono la dignità della vita umana, contro tutto ciò che la ferisce: eutanasia, droga, gender, aborto etc. Di fatti, ha pure ricoperto altri importanti ruoli, tra cui: presidente Associazione Medici Cattolici Regione Lombardia, Vice-presidente nazionale Associazione Scienza & Vita, Perito Neurochirurgo presso la Santa Sede; e ha sostenuto diversi tentativi di sana dissidenza contro l’ideologico “pensiero unico”, quali per esempio La Marcia per la Vita, le Sentinelle in Piedi, La Manif Pour Tous Italia, le iniziative della Fondazione CitizenGo.

In questo modo si è temprata una guida autorevole che ha saputo dare al popolo cattolico non arresosi a secolarizzazione e accomodamenti con i poteri del mondo – come fece Franco Rodano con il comunismo – un aiuto per incidere nella società civile in nome del “bene comune”, generando incontri amicizie e buone opere. Lo vedremo durante questa intervista.

Dottor Gandolfini, perché è importante la presenza nella “piccola patria” italiana (sulla del Napoleone di Notting Hill dello scrittore G. K. Chesterton) dei membri del Comitato Difendiamo i Nostri Figli?

Il Comitato DNF, grazie alle due storiche manifestazioni dei Family Day 2015 e 2016, ha conseguito una grande autorevolezza sul piano sociale e politico, assumendo il ruolo di interlocutore diretto del mondo della cultura, dell’associazionismo e dei partiti. Ci siamo assunti il compito di difendere e promuovere i grandi princìpi fondanti la società civile: la tutela della vita, dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale e della libertà/responsabilità educativa gentitori-figli.

Quale sfida sta affrontando il CDNF?

Sfida enorme, se si considera la temperie ideologica in cui si trova il nostro Paese, e non solo. Una sfida che definirei “profetica” dato il “pensiero unico” dominante, monopolizzando i media, non perde occasione per portare l’uomo alla deriva antropologica: niente valori e princìpi non negoziabili, autodeterminazione assoluta, relativismo e soggettivismo morale e civile che negano ogni dovere che ponga un limite. La campagna di destrutturazione dell’uomo e della famiglia non conosce tregua: dalle fiction televisive ai “talk show”, dai giornali ai social, tutto è contro la bellezza della Verità, appunto perché “Quid est veritas?”, la Verità non esiste! Proprio partendo da questo panorama che può sembrare desolante (e, almeno per certi aspetti, certamente lo è) tutti noi del Comitato DNFtraiamo ogni giorno di più forza e coraggio per non mollare le armi o calare le braghe. La storia ci insegna che la bandiera del Bene e della Verità non può essere bruciata e, alla fine, vincerà. È nostro dovere lavorare, giorno dopo giorno, perché nella contingenza del tempo storico che ci è dato di vivere perseguiamo il maggior bene possibile, senza lasciarci scoraggiare e senza arrenderci alla pressione apparentemente incontenibile del momento.

In Italia, in Europa e nel resto del mondo, chi sono (a scanso di complottismi) “i poteri” che hanno dichiarato guerra alla famiglia, e quindi all’uomo? Cosa pensano di ottenere?

Come ha detto nel gennaio scorso il Santo Padre, Papa Francesco, in occasione dell’incontro in Vaticano con il corpo diplomatico, stiamo vivendo il tempo di una “globalizzazione malvagia e dannosa”: il potere del grande capitale e della finanza sta schiacciando interi popoli, imponendo visioni di vita di carattere gnostico/massonico, che distruggono l’uomo nella sua stessa essenza e la famiglia come cellula viva di ogni società. Dal Gender all’omologazione di unioni affettivo/erotiche alla famiglia naturale, dalla legalizzazione dell’eutanasia alla compravendita dei gameti, dall’utero in affitto al diritto di suicidio, dalla legalizzazione della droga alla legittimazione di ogni perversione sessuale: ecco la strategia per ferire l’uomo, rendendolo fragile, manipolabile, solo, confuso, suddito di ideologie che lo dominano fin dal più profondo della sua essenza. Così ridotto, diventa un burattino senza accorgersene, anzi convinto che è finalmente libero di scegliere, di fare quello che vuole, senza regole… mentre il burattinaio lo tiene ben saldo in pugno. Pensate che sia un caso che le potentissime multinazionali del web e dello sviluppo dei settori high-tech (Google, Apple, Facebook, Amazon, ecc…) siano i grandi finanziatori di campagne pro-aborto, controllo demografico, ideologia Gender, diritti degli animali, lotta alle religioni salvo la nuova religione dell’ecologia. Muoiono milioni di bimbi, uccisi nell’utero materno, e non una parola… ma se una foca si incaglia nel mare del Nord, titoloni, dibattiti, indignazione, pianti e lai! Ecco l’ipocrisia eretta a sistema.

Qual è il suo giudizio sull’attuale governo tenuto da Lega e Movimento 5 Stelle? I membri del Movimento 5Stelle, che in non poche occasioni hanno mostrato di far parte di quel partito radicale di massa (Augusto Del Noce docet) tanto frequentato dai radicali e dai piddini (sia magistrati sia politici sia intellò), stanno dando fastidio al Comitato DNF, oppure hanno accettato implicitamente una “moratoria” sui temi legati alla sua mission?

L’attuale governo, soprattutto sul piano antropologico e culturale, è un ibrido davvero molto difficile da gestire. Mentre larga parte della Lega condivide e appoggia i nostri princìpi fondamentali, dall’altra parte il M5S – nella confusione diffusa che lo caratterizza in ogni aspetto delle scelte politiche nazionali – è schierato su posizioni opposte. Ciò non toglie che dentro al variegato mondo “grillino” non ci siano singoli parlamentari, soprattutto senatori, assai sensibili ai cosiddetti “temi etici”, che hanno aderito al nostro appello di lavorare insieme nell’Intergruppo Parlamentare “Famiglia e Vita”. Sono circa 150 i parlamentari che formano quest’intergruppo ed è veramente foriero di speranza vedere uomini e donne partiticamente ben definiti e schierati che, quando si affrontano temi che investono la vita, la famiglia e la libertà educativa, accantonano le divergenze di schieramento e lavorano insieme per costruire i passaggi parlamentari più virtuosi per promuovere politiche prolife e profamily. Il Family Day – va ribadito con chiarezza – ha fatto la scelta di non costruire un proprio partito, né di essere “collaterale” di un partito. La nostra strategia è stata scrivere un “manifesto” di valori e princìpi che riteniamo irrinunciabili per costruire una società veramente civile e sottoporlo a TUTTE le forze partitiche, chiedendo la loro adesione e sottoscrizione pubblica. Oggi qualcuno mi accusa di aver “sposato” la Lega e Salvini e di aver favorito l’area di centro-destra. Posto così, il tema è mal impostato (forse frutto di semplice ignoranza dei fatti; o forse con un buon pizzico di malafede!).

Sono i fatti a parlare e – come si sa – contra facta, non valent argumenta: il nostro manifesto è stato accolto, condiviso e firmato solo dagli esponenti politici del centro destra, ricevendo un netto rifiuto a qualsiasi tentativo di dialogo da parte del centro-sinistra. A quel punto, coerenza e ragione vogliono che gli interlocutori del mondo del Family Day siano le forze che hanno accolto il nostro appello. È forse colpa mia o delle famiglie del Family Day se i grandi valori antropologici sono stati snobbati (o peggio, considerata la recente brutta storia delle unioni civili e della legge sull’eutanasia), facendo scelte pubbliche che riteniamo inammissibili, dalle adozioni gay alla legalizzazione della droga? Questo non significa che non faremo ogni sforzo possibile per attirare verso i nostri valori tutte le forze che siedono in parlamento; ma per ora, la realtà è ben altra e con questa dobbiamo fare i conti. Lo ripeto fino alla noia: il nostro impegno è che “vincano” quei princìpi che fondano la storia, la tradizione, la civiltà del nostro Bel Paese, nella ricerca di un bene comune che non discrimina nessuno, ma che non può accettare che il desiderio individuale diventi automaticamente un diritto che lo Stato deve garantire, magari a scapito dei diritti dei più deboli, cominciando dai bimbi che hanno il diritto di avere mamma e papà e non alchimie sociali come le cosiddette “famiglie arcobaleno”.

Ci può parlare dell’incontro che il Comitato ha organizzato il 17 novembre 2018 con gli amministratori locali: che significato ha e com’è andato?

Lo abbiamo tenuto a Milano, presso il “Pirellone”; un incontro che ci ha incoraggiato molto, vista la partecipazione e la passione di tutti. Perciò, ora ne abbiamo in programma uno a Roma per il Centro Italia e uno al Sud. Fanno parte della stessa strategia di cui sopra, però proposta a livello locale, nel tentativo di dar vita ad un Intergruppo di Amministratori locali. Il presidio del territorio è di fondamentale importanza. Per questo ci siamo rivolti a governatori, sindaci, assessori e consiglieri (oltre che ai Gruppi politici locali) chiedendo il loro aiuto, ovviamente nell’ambito delle loro competenze.

In marzo (dal 29 al 31) a Verona si è tenuto il XIII Congresso Mondiale delle Famiglie: perché è stato un evento importante?

Il Comitato DNF è tra le principali realtà associative che hanno lavorato moltissimo per la riuscita del Congresso. È stato un appuntamento storico per il nostro Paese: è la prima volta che si celebrava in Italia un’assise mondiale che guarda alla famiglia come il fondamento della società umana. Vi hanno partecipato personalità istituzionali, politiche, culturali, religiose da tutto il mondo, e migliaia di famiglie, per dire la bellezza del rispetto della vita e chiedere che questo enorme patrimonio di bene non vada perduto sotto i colpi di ideologie infauste. L’importante evento si è concluso con la grande marcia che domenica 31 marzo ha attaversato la città di Verona: una manifestazione “contro nessuno”, ma a favore della vita e della famiglia. Checché ne dicano i detrattori della stessa. Sono certo che le tante persone e le tante famiglie scese in strada lo hanno fatto per promuovere e difendere il Bene, il Buono, il Santo. Vorrei concludere con le parole di Martin Luther King, che faccio mie lanciando un forte appello a sostenerci in ogni angolo del territorio piemontese (e non solo), dando vita a comitati locali di Difendiamo i Nostri Figli, partecipando attivamente a eventi virtuosi, in attesa di poterci “riabbracciare” in un prossimo Family Day: “Può darsi che tu non sia responsabile del male che ti circonda, ma lo diventi se non fai nulla per cambiarlo”.

 

L’intervista è stata pubblicata pure sul sito della Fondazione Romana “Europa Popolare” e sul sito dell’associazione-Think Tank torinese “Rinascimento Europeo”:

http://www.eupop.it/pages/news.cfm?news_ID=3205&fbclid=IwAR3IBPZl05eEQ7V9CBl1LmCY5pTIeuYfqFWMgZBmPRF8gQVm4T0853CWYOw

https://www.rinascimentoeuropeo.org/i-bambini-hanno-il-diritto-di-avere-mamma-e-papa/

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Daniele Barale
Classe 1988, di Torino. Dal 2009 scrivo per siti e giornali locali e nazionali; nel 2014 sono diventato giornalista pubblicista; le testate e i siti per cui ho scritto e scrivo sono Vita Diocesana Pinerolese, il sito della fondazione romana Europa Popolare, Il Foglio, il giornale online Pepe, la rivista culturale piemontese Il Laboratorio. Sono tra i curatori del The Debater e de La Baionetta. Un cammino lungo, sulle tracce di maestri come Chesterton, Tolkien, Guareschi, Giussani, padre Gheddo. Principalmente mi occupo di temi inerenti la "bio-politica", l'antropologia, la filosofia e la storia della Chiesa.